
Si è spento Stefano Benni, uno degli autori più amati e riconosciuti della letteratura italiana contemporanea. Lo scrittore bolognese era molto legato alla Sardegna, in particolare alla costa del Sinis, nella provincia di Oristano, dove trascorreva lunghi periodi. Il suo affetto per la regione emergeva nei racconti dedicati al territorio, ai paesaggi incontaminati, alle spiagge e al mare cristallino. Raccontava il Sinis con ironia, mettendo in luce la sua bellezza e la tranquillità, lontano dal turismo di massa. La Sardegna per lui era un vero rifugio creativo, fonte di ispirazione tra natura e tradizioni locali.
A dare notizia della morte di Benni è stato il figlio Niclas, spiegando che lo scrittore da tempo conviveva con una grave malattia che lo aveva allontanato dalla scena pubblica. Niclas ha anche invitato amici e lettori a ricordarlo leggendo ad alta voce i suoi racconti, come Stefano amava che fosse fatto. Un gesto che riflette il suo desiderio di mantenere viva la magia della narrazione condivisa.
Autore di oltre 20 romanzi, antologie e racconti di successo, tra i quali Bar Sport, Terra, Baol, Comici spaventati guerrieri, Margherita Dolcevita e Pane e Tempesta. Tradotti in più di trenta lingue, è riuscito a costruire un suo universo letterario popolato da figure ironiche e surreali, ma sempre legate a una forte critica della società.
Tuttavia, la sua attività non si è fermata ai libri: Benni è stato un giornalista, autore teatrale, sceneggiatore e persino regista, collaborando con riviste come Linus, Il Manifesto, L’Espresso e La Repubblica.
Negli anni Ottanta, inoltre, aveva scritto testi satirici per Beppe Grillo e diretto il film Musica per vecchi animali. È stato sceneggiatore anche di altri film e ha collaborato con artisti come Dario Fo, Paolo Rossi e Fabrizio De André.
Con il suo stile unico fatto di ironia, giochi di parole e satira, Stefano Benni è riuscito a lasciare un segno profondo nella letteratura italiana, facendo ridere ma allo stesso tempo riflettere generazioni di lettori.