
Davanti al Consiglio regionale le tende degli operatori socio-sanitari resistono da settimane. Sotto la pioggia, in turni di presidio, chiedono che le promesse di stabilizzazione fatte dopo l’emergenza Covid diventino realtà. “Abbiamo garantito i servizi essenziali quando tutti avevano paura, ora la politica ci volta le spalle”, spiegano.
Gli operatori parlano di “silenzio assordante” e di “menefreghismo umiliante”. In centinaia rischiano di perdere ogni diritto maturato durante la pandemia: il 31 dicembre 2025, dicono, sarà la data che “segnerà la caduta della possibilità di rivendicare i requisiti Covid come validi per la stabilizzazione”. Dopo quella soglia, chi ha lavorato nei reparti infettivi non potrà più essere reintegrato.


