
“Walter Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta”. Parole dell’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, al termine dell’interrogatorio di garanzia questa mattina al carcere romano di Rebibbia. Il difensore ha poi spiegato che “Ranucci aveva all’epoca una protezione composta solamente da due uomini. Siccome gli attentatori – secondo il modo di vedere di Lavitola erano pericolosissimi – lui l’ha fatto perché poi in effetti dopo la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo”. Per Giovanni Donzelli, uno dei leader di FdI, “”colpisce il fatto che Ranucci e Lavitola avessero commissionato un sondaggio per candidare Ranucci alla presidenza del Consiglio al posto di Giorgia Meloni. C’era un vero e proprio progetto politico, veniva da qui per caso l’accanimento? Ranucci ha utilizzato il servizio pubblico per preparare la sua personale discesa in campo in politica? Costruiva servizi pieni di illazioni e rancore per provare a screditare umanamente e provare a indebolire colpendo nella sfera privata quella che riteneva essere il suo avversario per la sua scalata politica? Conclusioni? Giorgia, Arianna e le loro vite private ne sono uscite pulitissime, il sistema Ranucci-Lavitola molto molto meno. La mia solidarietà al giornalismo d’inchiesta, quello vero e senza secondi fini”.