Regina Coeli, cento detenuti trasferiti in Sardegna: “Sistema al collasso”

La Cisl chiede un incontro urgente: “Personale ridotto, sovraffollamento e tensioni crescenti negli istituti”

Un centinaio di detenuti trasferiti da Regina Coeli alle carceri della Sardegna hanno mandato in crisi un sistema già fragile. La Federazione nazionale sicurezza Cisl parla di “situazione esplosiva” e chiede un incontro urgente al provveditore regionale Domenico Arena per fronteggiare l’emergenza.

Il trasferimento è seguito al crollo del tetto di una sezione del penitenziario romano, che ha costretto l’Amministrazione penitenziaria a redistribuire circa 300 detenuti in diverse regioni. In Sardegna ne sono arrivati poco più di cento, con ricadute immediate sulla gestione interna degli istituti, in particolare ad Alghero, dove la Cisl denuncia “servizi stravolti e personale allo stremo”.

Un quadro ingestibile

Molti dei nuovi detenuti presentano problemi di tossicodipendenza e disturbi psichiatrici, difficili da gestire in strutture pensate per altri regimi trattamentali. Secondo la CISL, la presenza di soggetti incompatibili rischia di compromettere i percorsi rieducativi in corso e di alimentare tensioni fra reclusi.

Il sindacato segnala inoltre la carenza di personale e di presidi sanitari, definendo il quadro “estremamente critico e potenzialmente ingestibile”.
Preoccupa anche la decisione di riempire le colonie agricole penitenziarie fino alla capienza massima senza incrementare gli organici della Polizia penitenziaria.

Nel documento firmato dal segretario regionale Giovanni Villa, la CISL chiede misure immediate per garantire sicurezza, legalità e dignità del lavoro negli istituti sardi. “L’emergenza non può essere scaricata su un personale già in difficoltà – conclude – servono soluzioni strutturali, non tamponi”.

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