
“Va tutto bene? Certo che no. Ma in 17 mesi abbiamo rimesso in moto la sanità sarda”. Alessandra Todde sceglie queste parole per presentare il bilancio della sua giunta: reparti riaperti, nuove reti cliniche, progetti per ridurre le liste d’attesa e un CUP unico regionale atteso entro sei mesi. La presidente rivendica i risultati ottenuti, ma ammette le difficoltà ancora presenti in ospedali e servizi.
Tra gli interventi ricordati figurano la riattivazione di ortopedia a Iglesias e senologia chirurgica a Nuoro, la costituzione della rete oncologica regionale, l’avvio del registro tumori e la sperimentazione della telemedicina. Todde cita anche la nascita dell’hub del farmaco, pensato per gestire centralmente acquisti e distribuzione, e l’avvio della presa in carico territoriale dei pazienti cronici, a partire dal diabete.
La presidente sottolinea inoltre il percorso per la realizzazione di un ospedale pediatrico, il rilancio dei laboratori di ricerca sul genoma sardo al parco tecnologico di Pula e l’approvazione della legge di riorganizzazione delle aziende sanitarie. «Passo dopo passo la sanità sarda sta cambiando – afferma – non con slogan ma con fatti».
Todde ha ricordato anche la parte contabile, con la chiusura dei bilanci arretrati del 2022 e l’approvazione delle previsioni fino al 2026. Tra i risultati rivendicati c’è “l’adeguamento dei tariffari per le nuove prestazioni Lea, un aggiornamento che – sottolinea – solo altre cinque regioni hanno portato a termine”.
Il tema più delicato resta però quello delle liste d’attesa. La presidente annuncia l’arrivo, entro sei mesi, di “un Cup unico regionale che dovrebbe rendere più veloce la prenotazione di visite ed esami. Nel progetto sono previsti meccanismi per riassegnare subito i posti lasciati liberi, avvisi via sms o email, sanzioni per chi non si presenta e aperture straordinarie negli ospedali”.
Nel bilancio trova spazio anche il tema della violenza di genere: nuove linee guida per i centri antiviolenza, procedure di accreditamento più snelle e maggior supporto psicologico e legale alle donne che chiedono aiuto. «Il percorso è tracciato – ha concluso – e l’obiettivo è restituire ai cittadini i servizi che meritano».


