La Cisl ha elencato quattro nodi principali:
– Personale carente, con oltre 470 medici di base mancanti e forti carenze tra specialisti e infermieri
– Liste d’attesa fuori controllo, che colpiscono soprattutto chi non può ricorrere al privato
– Disparità territoriali, con le aree interne prive di servizi essenziali
– LEA inadempiuti, con ricadute sul diritto alla salute
«Serve una rete ospedaliera riorganizzata e una medicina territoriale solida, attuata pienamente secondo il DM 77/2022», ha dichiarato Ledda, chiedendo anche una vera integrazione tra sanità e servizi sociali, con governance condivisa tra ASL e Comuni.
“Basta simboli, servono risultati misurabili”
Il sindacato ha chiesto un metodo chiaro, con tavoli operativi, obiettivi verificabili e cronoprogrammi vincolanti. «Non accetteremo un confronto di facciata», ha avvertito Ledda, rivendicando un cambio di passo.
Il secondo incontro è fissato per giovedì 8 maggio: primo tavolo territoriale, dedicato alla sanità sassarese, con la partecipazione dei vertici di Aou e Asl 1. «Collegare il livello regionale con quello locale è fondamentale per costruire risposte reali e durature», ha concluso la Cisl.