Sardegna in fiamme, Solinas (PD): “Servono assunzioni, non scuse. Il blocco è nazionale, il Governo intervenga”
Il blocco delle assunzioni nasce da vincoli imposti a livello nazionale negli ultimi quindici anni. Le leggi finanziarie e i decreti di riforma della pubblica amministrazione hanno introdotto limiti severi al turn over e alle nuove assunzioni nelle regioni e negli enti locali. Con un accordo tra Stato e Regioni, i corpi statali furono esclusi da queste restrizioni. La Sardegna, però, non beneficiò della stessa deroga.
Il deputato del PD Silvio Lai ha più volte sollevato il problema alla Camera, chiedendo al Governo di intervenire con una norma specifica. Le sue interrogazioni parlamentari non hanno ancora ricevuto risposta.
Solinas non risparmia critiche nemmeno alla passata Giunta regionale. La colpa, secondo lui, non è solo del Governo nazionale, ma anche di chi, a livello regionale, ha pianificato potenziamenti senza prima ottenere l’autorizzazione necessaria da Roma.
“Un’azione senza dialogo con il Governo centrale è stato un errore grave. Serve capacità istituzionale, non annunci. Chi allora guidava le politiche del personale ha agito con superficialità.”
La macchina della prevenzione incendi in Sardegna è oggi fortemente compromessa. I presìdi non riescono a garantire una copertura continua, molte squadre sono costrette a turni doppi e i mezzi spesso non vengono utilizzati per mancanza di operatori. Inoltre, una parte consistente del personale in servizio ha superato i cinquant’anni e presenta limitazioni fisiche che riducono la capacità operativa complessiva.
“La realtà è sotto gli occhi di tutti. Manca personale, mancano risorse, manca un piano credibile. Così non si può garantire né la prevenzione né una risposta tempestiva agli incendi.”
La proposta del Partito Democratico è concreta. Si chiede al Governo di intervenire attraverso un emendamento a uno dei prossimi decreti legge in discussione, come già fatto per altri settori. L’obiettivo è estendere alla Sardegna le deroghe concesse ai corpi statali e permettere l’immediata attuazione dei piani di assunzione già predisposti a livello regionale.
“Servono uomini, mezzi e una norma chiara. Non servono polemiche. Serve responsabilità. La Regione non può farcela da sola. Serve un’azione comune, senza divisioni di partito, per ottenere ciò che spetta alla Sardegna.”