
La crepa aperta della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità delle norme sulle quali la Giunta Todde ha basato i commissariamenti delle ASL sarde rischia di diventare una vera e propria voragine. A rendere ancora più complicato il quadro ci sono una serie di elementi pesanti. Per esempio, da un lato i direttori generali non hanno presentato la domanda per partecipare alla selezione indetta dalla Regione per la nomina dei nuovi vertici delle ASL al termine dei commissariamenti. Ma dall’altro ci sono commissari che non l’hanno superata. Il dato certo è che sia la nomina dei commissari sia la risoluzione dei rapporti con i direttori generali sono illegittime.
A questo punto, gli scenari più accreditati sono due: il primo – quello più logico ma più difficile da digerire per la presidente- è il reintegro dei direttori generali cacciati. Che sarebbe un boccone amaro per Todde: significherebbe dire che il Pd aveva ragione, quando in Giunta fece mancare la delegazione dei suoi assessori in piena contestazione contro la miniriforma sanitaria (oggi cassata) che è costata quattro mesi di esercizio provvisorio della Regione un anno fa.
L’alternativa è lasciare tutto come è – sul tema delle decadenze, del resto, in questa legislatura si sta scrivendo una robusta letteratura politica e giurisdizionale- e attendere le cause dei direttori illegittimamente rimossi, con conseguenze importanti sia per l’amministrazione della sanità sia per i profili risarcitori. La nota diffusa ieri sera da Gasparetti, il portavoce della presidente e autodefinita “fonti vicine alla presidente Todde”, parla espressamente di un impegno che non cambia: “Avanti con percorso di rilancio”, è scritto. Parole che fanno pensare che Todde intenda optare per questa seconda ipotesi.
Improbabile ma intelligente: il nodo al collo di Todde può scioglierlo soltanto il Pd, che dopo la sentenza della Corte non ha detto parola. Non è un caso. E per sciogliere il nodo è utile anche sedersi al tavolo con Marcello Tidore, il capo di fatto dei manager cacciati e compagno non nascosto dell’Udc Alice Aroni. Tidore, allevato a pane e Oppi, è noto per essere capace, intelligente, furbo e trasversale. Con aderenze consolidate nel centrosinistra. Ma lo scenario è il più improbabile: richiede lucidità e umiltà. Doti che in questo momento di grande difficoltà non crescono tra i filari del Campo largo.