Scuola. Lai (PD): “Il Governo punta a ridurre il personale nelle scuole, a rischio 200-300 posti in Sardegna”

La preoccupazione sulla misura prevista nella prossima legge di bilancio riguarda i docenti e il personale Ata
Silvio Lai

Il Governo utilizza i dati sul calo demografico, sulla denatalità, come giustificazione per ridurre il personale delle scuole. “Dal 2027/28 la nuova legge di bilancio prevede il taglio di 4.925 posti nell’organico dell’autonomia e 2.049 tra il personale ATA: quasi 7.000 posti in meno e un risparmio di 252 milioni annui dal 2028. In tre anni i posti previsti in meno saranno quasi 15.000. Ciò si rifletterà sulla capacità delle scuole di garantire didattica, inclusione e sicurezza”. A darne comunicazione è il deputato della commissione bilancio Silvio Lai, Segretario regionale PD.

“Con meno studenti – spiega Lai – dovremmo avere classi meno numerose, più sostegno, recupero degli apprendimenti e contrasto alla dispersione. La Fondazione Agnelli prevede entro il 2040 un calo della popolazione 0-18 anni del 37,9% in Sardegna, contro il 21,1% nazionale. Sono proiezioni di lungo periodo: non determinano gli organici necessari oggi. Il fabbisogno va valutato territorio per territorio”.
“C’è poi una contraddizione”, prosegue il segretario PD sardo, “si riducono risorse e personale nella scuola, ma di fronte al disagio giovanile si punta soprattutto sull’inasprimento delle misure e sull’aumento dei posti detentivi. Con il decreto Caivano è stato ampliato il ricorso alla custodia cautelare per i minori; i ragazzi detenuti negli istituti penali minorili sono passati da 280 nel 2022 a circa 570. E il ministro Nordio propone di ampliare le carceri minorili e destinare ai ragazzi spazi negli istituti per adulti. La sicurezza è un diritto, ma la detenzione non può diventare la risposta principale a problemi che richiedono anche scuola, servizi sociali, sostegno alle famiglie, salute mentale e opportunità educative. La prevenzione ha bisogno di investimenti e personale, non di organici tagliati”.

Lai avverte: “In Sardegna, secondo prime stime da verificare sulla ripartizione ministeriale, i tagli potrebbero riguardare 200-300 posti tra docenti e ATA. Parametri uniformi non considerano insularità, distanze, trasporti, aree interne e ruolo dei plessi nelle comunità. Il numero degli alunni deve essere uno dei criteri, non l’unico: servono indicatori che misurino accessibilità, tempi di percorrenza, dispersione insediativa e bisogni educativi. Dove ci sono meno studenti, le risorse devono permettere classi meno affollate e un’offerta formativa più forte”.
“Il PD ha proposto norme alla Camera e al Senato di considerare il fattore insulare nelle norme e di tutelare il diritto allo studio con criteri specifici per il dimensionamento scolastico. La maggioranza ha respinto quelle proposte. Ora occorre evitare nuovi tagli e aprire un confronto tra ministero, Regione, enti locali e parti sociali per quantificare il fabbisogno reale della scuola sarda; come PD presenteremo emendamenti per cancellare i tagli e reinvestire le risorse nella qualità della scuola. Se la denatalità è più grave, lo Stato deve investire di più: non trasformarla in una condanna a meno istruzione e meno futuro” – conclude Lai. (elisabetta caredda)

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