Si è spento improvvisamente Pino Tilocca, il preside del liceo De Castro–Contini di Oristano
Lascia un’eredità di coraggio, legalità e umanità
Prima di tornare alla scuola, era stato sindaco di un piccolo comune sardo nei primi anni Duemila. Il suo mandato fu segnato dalla volontà di cambiare: combattere l’abuso, promuovere la trasparenza, dare dignità alla cosa pubblica.
Ma la sua scelta di legalità fu pagata a caro prezzo. Subì minacce, intimidazioni e atti vandalici. Nel 2004 un ordigno fu collocato davanti alla porta di casa: l’esplosione uccise suo padre. L’attentato, mai chiarito del tutto, segnò profondamente la sua vita.
Dopo quella tragedia, scelse di non ricandidarsi. Ma non si ritirò. Ricominciò dalla scuola, convinto che l’educazione fosse la risposta più forte alla violenza e alla paura. E in aula, giorno dopo giorno, ha ricostruito ciò che gli avevano cercato di distruggere: fiducia, speranza, giustizia.
Chi lo ha conosciuto racconta di un uomo capace di esserci sempre: con uno sguardo, con una parola giusta, con un’ironia leggera che non sminuiva ma avvicinava. Era presente, disponibile, schierato dalla parte dei più fragili.
Una docente lo ha ricordato così:
“Voglio pensarlo mentre ci guarda per l’ultima volta, ieri mattina: uniti con i nostri studenti in una festa condivisa. Ci ha visti come una famiglia. E lo eravamo. Lo saremo ancora, anche per lui.”
Una madre scrive:
“Quando lo incontrai per la prima volta mi disse: ‘Non sarete più soli’. E da allora non lo siamo mai stati. Ogni parola con lui era un inizio. I miei figli lo consideravano una guida. Aveva questo dono raro: farci credere in noi stessi, anche quando avevamo smesso.”
Sotto la sua direzione, il liceo era diventato molto più che un’istituzione scolastica. Era diventato un laboratorio di cittadinanza attiva. Aveva portato tra i banchi testimoni di giustizia, intellettuali, rappresentanti della società civile, aprendo spazi di confronto e di consapevolezza.
Solo pochi giorni prima della sua morte, aveva partecipato a una manifestazione pubblica, con il nipotino accanto. Una testimone scrive:
“Quel bambino ha già imparato, guardandolo, cosa significa schierarsi. In lui continuerà a vivere la stessa luce tenace e gentile del nonno.”
Molti lo ricordano così: come un educatore capace di rendere la scuola un luogo di protezione e di risveglio. Un presidio civile in cui si imparava, prima di tutto, a essere umani.