
Il Governo ha deciso: per molti paesi dell’interno, lo spopolamento è ormai un destino segnato. Una realtà “irreversibile” da accompagnare, non da combattere.
Una linea che per il deputato del Partito Democratico Silvio Lai è inaccettabile.
«Non è solo una valutazione tecnica, è una scelta politica. Una visione che preferisce il declino alla rinascita. E noi non possiamo accettarla».
Lai contesta una rassegnazione che, se applicata alla Sardegna, rischia di compromettere l’equilibrio di tutta l’isola:
«Le aree interne non sono numeri in una tabella, ma comunità vive. Parlare di irreversibilità significa legittimare l’abbandono. E rinunciare alla responsabilità politica». Nel suo ragionamento, riconosce invece come passi concreti nella direzione giusta le misure già messe in campo dalla Regione Sardegna e dalla giunta Todde.
«Le alternative esistono. La Regione Sardegna ha già avviato un fondo da 40 milioni per i comuni sotto i 3.000 abitanti, incentivi per la natalità e interventi sui servizi locali. È un passo, ma non basta. Serve un cambio di visione a livello nazionale».
La proposta di Lai punta su due direttrici: personalizzazione degli interventi e modello reticolare.
«Serve una strategia mista, non l’eutanasia né la retorica. Alcuni centri sono fragili, altri hanno risorse da riattivare. La parola chiave è: personalizzazione».
«Non possiamo più pensare alle aree interne come a una somma di paesi slegati. Serve un modello reticolare. Non tutti i comuni avranno tutto, ma tutti devono poter accedere a tutto».
Per farlo serve anche ripensare i servizi pubblici.
«Non basta portare internet. Bisogna sapere cosa farci: come curare, come istruire, come prendersi cura delle persone in modo nuovo».
E serve un cambio nel rapporto tra Stato e territori.
«Lo Stato e la Regione devono superare la logica dei bandi a pioggia. I fondi devono confluire in progetti integrati, con soggetti territoriali solidi e responsabilità vere».
Infine, l’appello al Parlamento:
«Serve una cornice legislativa forte: fiscalità agevolata, semplificazioni, sostegno a imprese locali e professionisti dei servizi pubblici».
«Parlare di spopolamento irreversibile come di un destino è un errore strategico e un’abdicazione morale. Serve una nuova alleanza tra Stato, Regione, Comuni e cittadini. Non per sopravvivere. Per rinascere. Non gli uni accanto agli altri, ma insieme».


