
La garante regionale dei detenuti, Irene Testa, esprime forte preoccupazione per l’annunciato trasferimento nel carcere di Uta di circa 90 detenuti sottoposti al regime di 41 bis, previsto per gennaio. Un arrivo che, avverte, rischia di mettere definitivamente in crisi una struttura che già oggi fatica a garantire i servizi essenziali. “Conoscendo lo stato attuale del carcere di Uta, c’è da chiedersi come si potrà gestire un aumento simile, anche se concentrato in un padiglione separato”, afferma Testa. “Le criticità sono di ogni tipo: dalla carenza di agenti di polizia penitenziaria ai problemi dell’assistenza sanitaria.”
La garante denuncia in particolare la fragilità del sistema sanitario interno: “In tutta la struttura c’è un solo psichiatra, mentre molti detenuti hanno gravi problemi psicologici o dipendenze.” Durante un sopralluogo nei giorni scorsi, Testa racconta di aver trovato “una cella piena di sangue dopo il tentato suicidio di un detenuto”. Alla richiesta di spiegazioni sulla mancata pulizia, gli agenti avrebbero risposto che “non c’era personale disponibile perché tutti impegnati nel padiglione destinato al 41 bis”. “Se oggi facciamo fatica a gestire la quotidianità — avverte — immaginiamo cosa significhi aggiungere un carico ulteriore di questa portata.”
Il 41 bis prevede un regime particolarmente rigido, che richiede personale specializzato, medici e operatori sanitari dedicati. “Se non siamo in grado di garantire assistenza adeguata ai 750 detenuti comuni, come possiamo pensare di sostenere un padiglione 41 bis con personale fisso?”, si chiede Testa. Anche il reparto femminile, già oggi penalizzato dalla distanza e dalla mancanza di medici, rischia ulteriori tagli: “Le donne sono già sacrificate perché il personale sanitario, peraltro insufficiente, deve fare dei turni”. La situazione, avverte Testa, ricadrà sui detenuti comuni: “Già oggi molti fragili vivono in condizioni di sovraffollamento. Un aumento dei 41 bis peggiorerà ulteriormente il quadro.” Le difficoltà non riguardano solo Uta.
La garante ricorda che per accompagnare un detenuto di media sicurezza in una struttura ospedaliera servono 7 o 8 agenti, tra piantone e scorta. “Per trasferire un detenuto in 41 bis servirà personale ancora più numeroso. Dove verranno trovate queste risorse?” Anche il ruolo dei GOM (Gruppi Operativi Mobili) è ancora nebuloso: “Non sappiamo dove saranno alloggiati né come verrà organizzato il loro lavoro.”
Testa denuncia anche l’assenza totale di interlocuzione istituzionale: “Non c’è stato alcun confronto con operatori, sindaci o ANCI. Il territorio è stato messo davanti al fatto compiuto e manca qualsiasi forma di mediazione.” Da qui la richiesta di un intervento politico:v“Occorre mediare con il DAP e con il ministero. Perché concentrare numeri così elevati in Sardegna e non distribuirli tra più regioni?” Secondo la garante, “il fatto di accogliere detenuti in 41 bis dovrebbe essere compensato con un potenziamento del personale sanitario e con nuove assunzioni, dato che la sanità è a carico della Regione.”
Secondo Testa, la radice del problema è normativa: “L’errore politico è stato a monte perché molti anni fa la legge a suo tempo ha indicato che i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all’interno di istituti collocati preferibilmente in aree insulari. Ma così, con numeri così elevati destinati alla Sardegna, finiamo per trasferire la Sicilia in Sardegna. Una scelta che rischia di far collassare il sistema.
L’arrivo dei detenuti è previsto a gennaio, dopo che inizialmente si parlava di un trasferimento a scaglioni. “Senza una mediazione reale e una distribuzione più equa tra le regioni, l’impatto sarà devastante. La Sardegna ha già un numero alto di detenuti ad alta sicurezza, molti dei quali provenienti dal 41 bis.” Testa conclude con un appello: “Serve subito una trattativa con il DAP e il ministero. Non possiamo affrontare tutto questo senza personale, senza risorse e senza ascolto.”