Empoli-Cagliari, trasferta vietata ai sardi: un caso che va oltre il calcio?
Tifosi Cagliari in trasferta
A generare confusione è il riferimento alle indicazioni dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, che, pur non avendo ancora preso una decisione definitiva, ha invitato la Lega a non avviare la vendita dei biglietti fino a nuove valutazioni da parte del CASMS (Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive). Nel frattempo, però, la vendita è partita, ma con una restrizione geografica senza precedenti: nessun residente in Sardegna può acquistare un biglietto, indipendentemente dalla propria condotta o dal possesso della fidelity card.
Il danno non è solo morale. Molti tifosi sardi, ignari dell’incertezza normativa, hanno già acquistato voli, traghetti e pernottamenti per seguire la squadra. La prospettiva di dover restare fuori dallo stadio, dopo ore di viaggio e spese sostenute, rischia di alimentare tensione e frustrazione. Il Cagliari ha ricordato che in caso di provvedimento formale, i tifosi potranno ricorrere al TAR per chiedere l’annullamento della misura, come già fatto con successo dai tifosi della Fiorentina in occasione della trasferta a Monza, oppure avanzare richieste di risarcimento.
Al di là delle valutazioni sulla sicurezza, il caso Empoli-Cagliari sta diventando un test per la coerenza delle istituzioni. Il rischio è quello di creare un precedente pericoloso: che si possa, in assenza di comportamenti violenti documentati, limitare la libertà di movimento e il diritto a partecipare a un evento sportivo sulla base del solo luogo di residenza. In attesa dell’esito del vertice del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica – previsto per oggi pomeriggio alle 17 nella prefettura di Firenze – resta una certezza: la trasferta a Empoli si è già trasformata in qualcosa di molto più grande di una semplice partita di calcio.