
Gabriele Derosas, 21 anni, nato e cresciuto a Olbia, racconta il suo percorso sportivo. Un primo amore per il tennis cominciato in tenera età, tramontato nel 2018 quando approda nel mondo del padel al fianco del padre Giovanni Derosas, primo maestro della disciplina dell’Isola e tra i primi cinque in Penisola.
Perché hai scelto di iniziare Padel nel 2018?
Ho iniziato a giocare a tennis all’età di cinque anni. Per mancanza di stimoli e voglia di una nuova sfida, dal 2018 inizio con il padel a Olbia, dove arrivano subito le prime soddisfazioni. L’anno dopo, gioco il mio primo mondiale juniores ed entro a far parte della nazionale della mia categoria.
Che differenze hai trovato tra il tennis e il padel?
Tutto. Nel tennis sono stato abituato a giocare da solo, mentre nel padel, essendo uno sport di coppia, condivido il campo sempre con un compagno. Nel tennis non sono stato un atleta molto paziente, mentre nel padel ho dovuto lavorare molto su di me, soprattutto per conoscere bene il tipo di traiettorie date dalle pareti nel campo. Reputo il padel uno sport molto imprevedibile. Richiede molta più pazienza rispetto al tennis.
Oltre che essere tuo padre, Giovanni è anche il tuo allenatore. Che rapporto hai con lui?
Nel tennis è sempre stato presente. Mi accompagnava alle partite e mi supportava senza mai intromettersi nelle dinamiche interne, in cui sapeva bene ci fossero già i miei maestri.
Nel padel è diventato anche il mio allenatore. Non mi ha mai pesato, in campo sono sempre stato una persona che lavora a prescindere da chi sia il maestro. Siamo sempre riusciti a scindere i due rapporti. Nell’accademia di Dubai, mio padre gestisce gli atleti agonisti, mentre io seguo gli amatori. Essendo un atleta professionista non ho tanto tempo libero, ma quando ne ho, osservo il modo di allenare di mio padre. Vede tanti dettagli e sfumature che io ancora non colgo.
Hai un modello sportivo a cui ti ispiri?
Fino a quando ho giocato a tennis il mio modello di riferimento è stato Novak Djokovic. Nel padel, dal primo momento che l’ho visto, il mio idolo è Paquito Navarro, atleta in top 15 mondiale e per alcuni anni primo al mondo.
Ti manca l’Isola? Pensi che ci tornerai?
Assolutamente si. Tornerò quest’estate per gestire il circolo di Porto Rotondo che mio padre ha fondato. Dell’Italia mi manca soprattutto il cibo, per cui noi italiani siamo ben abituati e forniti. A Dubai è sicuramente più difficile trovare una cucina buona come la nostra.
A quali traguardi sportivi ambisci?
Essendo il padel uno sport sempre più in crescita, mi piacerebbe prendere parte alla Nazionale italiana. Entro due edizioni sarà uno sport olimpionico e sarebbe fantastico poter rappresentare i colori azzurri in una competizione simile.
Un secondo obiettivo è arrivare nella top 200 mondiale di padel. Al momento sono nei primi 700 al mondo. Grazie alla partecipazione e alle vittorie nei tornei della FIP, ho accumulato abbastanza punti per poter far parte della classifica. Entro due anni mi piacerebbe arrivare tra i primi 200 al mondo, anche grazie ai tornei intercontinentali a cui parteciperò prossimamente.


