
In strada per dire no alla guerra e a chi la organizza. Cagliari si prepara ad accogliere una serie di manifestazioni contro l’esercitazione militare “Joint Stars 2025”, promossa dal Ministero della Difesa con la partecipazione delle forze armate italiane e di partner NATO. Numerose organizzazioni civiche, sindacali e ambientaliste sarde si oppongono non solo alle manovre militari in sé, ma anche alle attività promozionali e civili associate, come la permanenza della nave militare “Trieste” nel porto cittadino.
“Joint Stars” è una delle principali esercitazioni interforze italiane e si svolge ciclicamente in Sardegna. L’isola è ritenuta particolarmente adatta a tali attività per via delle sue ampie aree militari, della bassa densità abitativa e della morfologia favorevole. Quest’anno l’esercitazione coinvolge Esercito, Marina, Aeronautica e reparti alleati, con manovre distribuite su più settimane.
Accanto alle operazioni militari, il Ministero ha lanciato la campagna “Joint Stars for Charity”, con eventi pensati per rafforzare il legame tra forze armate e popolazione. Tra le attività previste figurano screening pediatrici a bordo della nave “Trieste”, spettacoli per famiglie, distribuzione di piantine aromatiche e animazioni per bambini. Il fine settimana del 10-11 maggio rappresenta il momento culminante di queste iniziative.
Tuttavia, tali attività sono oggetto di critiche da parte dei comitati organizzatori delle proteste. Secondo gli attivisti, si tratta di una strategia di legittimazione della presenza militare, volta a trasmettere un’immagine rassicurante e “familiare” delle forze armate. La scelta di coinvolgere in particolare bambini e famiglie è stata definita “un’operazione simbolica per normalizzare la cultura della guerra”.
Le proteste culmineranno sabato 10 maggio, con due appuntamenti principali. Al mattino è previsto un sit-in in centro città per denunciare l’impatto ambientale delle attività militari sull’isola. Al pomeriggio seguirà un corteo nel centro storico, che vedrà la partecipazione anche di realtà internazionali, in particolare movimenti solidali con la causa palestinese.
Durante la manifestazione, i partecipanti indosseranno tute bianche e veli neri, in segno simbolico contro la militarizzazione del territorio e per sottolineare il lutto ambientale e sociale che, secondo gli organizzatori, deriverebbe da queste operazioni. Le associazioni denunciano inoltre la mancanza di trasparenza sui dati relativi agli impatti sanitari e ambientali delle esercitazioni.
In risposta, il Ministero della Difesa ha pubblicato una nota ufficiale in cui ribadisce che tutte le attività previste nell’ambito di “Joint Stars” rispettano le normative vigenti. Il progetto “for Charity”, secondo il dicastero, ha lo scopo di “promuovere la cultura della sicurezza e del servizio alla collettività”. Le esercitazioni sono ritenute fondamentali per il mantenimento dell’efficienza operativa delle forze armate e per la cooperazione internazionale.
Nonostante ciò, cresce il malcontento verso la gestione dell’evento, anche a causa del coinvolgimento di aziende private, alcune delle quali operano nel settore bellico.
Tra gli sponsor dell’iniziativa figurano grandi aziende come Leonardo, RWM Italia, Amazon, Barilla, Terna, UniCredit e Poste Italiane. In particolare, la presenza di Leonardo e RWM – attive nel settore della difesa – ha sollevato ulteriori critiche. I promotori parlano apertamente di “war-washing”, ovvero un tentativo di ripulire l’immagine di industrie belliche attraverso eventi benefici e apparentemente disinteressati.
Anche la partecipazione di enti pubblici, come la Regione Sardegna e il Comune di Cagliari, è finita sotto i riflettori. Alcune associazioni hanno accusato queste istituzioni di sostenere, seppur indirettamente, l’evento attraverso patrocini o collaborazioni non dichiarate. Le amministrazioni, al momento, non hanno rilasciato commenti ufficiali.
Il malcontento ha radici profonde. Secondo i dati ufficiali, oltre il 60% delle servitù militari italiane si trova in Sardegna. Questo dato alimenta da anni un dibattito acceso a livello locale e nazionale. I promotori delle manifestazioni chiedono una riduzione progressiva della presenza militare sull’isola e l’impiego di risorse pubbliche in settori come sanità, ambiente e istruzione.
Le autorità hanno annunciato un rafforzamento dei controlli durante le manifestazioni, anche se al momento non risultano segnalazioni di rischio per l’ordine pubblico. Gli organizzatori, da parte loro, garantiscono un approccio pacifico e collaborativo, ribadendo l’importanza di un confronto aperto e non violento.


