Rodin, presidente di Ctm: “Secondi solo ad Atm Milano, il nostro livello è europeo”

Autobus del Ctm

Fabrizio Rodin è il nuovo presidente del CTM, l’azienda di trasporto pubblico dell’area metropolitana di Cagliari. Nominato ad aprile 2025, Rodin arriva alla guida di una realtà che, secondo la classifica del Corriere della Sera stilata con Statista, è oggi la seconda azienda italiana per gradimento degli utenti nel settore del trasporto urbano, preceduta solo da ATM Milano. Un risultato che conferma l’eccellenza raggiunta dal CTM, forte di quasi mille dipendenti e di un percorso avanzato nella transizione energetica. Nell’intervista, Rodin affronta sfide, prospettive e priorità del suo mandato.

CTM è la seconda azienda in Italia per gradimento. Che valore ha questo dato per voi? È un riconoscimento importante, ma non casuale. Il CTM è un’eccellenza che si confronta alla pari con aziende europee della stessa dimensione. Questo risultato arriva grazie al lavoro quotidiano di centinaia di persone. Non è la struttura, non sono i mezzi: sono le persone che rendono il servizio quello che è. Il nostro compito ora è continuare in questa direzione. Come controllate la qualità del servizio offerto ogni giorno? Abbiamo strumenti interni e controlli esterni. Una società specializzata manda persone sui mezzi senza avvisarci: valutano puntualità, cortesia, pulizia, temperatura. Riceviamo i dati e li usiamo per capire dove migliorare. Poi c’è il rapporto diretto con l’utenza: ogni segnalazione che riceviamo è un’occasione per alzare l’asticella.
Nel 2026 scadrà il contratto di servizio tra CTM e Regione. Cosa comporta questa scadenza?

È un passaggio cruciale. Il contratto attuale lega CTM alla Regione e regola tutto: chilometri da coprire, frequenze, comuni serviti. Nel 2026 scade e va ridiscusso da zero. Non è detto che venga rinnovato: potrebbe esserci una gara europea. Cambiano gli scenari, cambiano i criteri, e cambia anche la tecnologia. Per esempio, con i mezzi elettrici o a idrogeno si fanno meno chilometri rispetto al diesel: servono più veicoli per lo stesso servizio. Questo inciderà sulle scelte future, sia operative che economiche.

A che punto è la transizione verso elettrico e idrogeno?

Abbiamo già impostato un percorso chiaro. Entro il 2026 l’80% della flotta sarà elettrica, e nel 2030 lo sarà il 100%. Intanto stiamo avviando anche una sperimentazione sull’idrogeno: i primi mezzi arriveranno tra fine anno e l’inizio del prossimo. È un processo complesso, che va seguito passo passo, perché le tecnologie cambiano in fretta e le risposte devono adattarsi a uno scenario in continua evoluzione.
Che rapporto avete avviato con i sindacati? Abbiamo chiesto noi il primo incontro, subito dopo la nomina. È stato un segnale chiaro: i temi del benessere e delle condizioni di lavoro sono una priorità. Il primo problema che ci è stato posto? I bagni nei capolinea, a partire da Piazza Matteotti. Una richiesta semplice, concreta, umana. E ci stiamo lavorando. Il dialogo non è retorica: parte dalle cose che servono davvero. Che ruolo hanno le persone dentro CTM? Centrale. CTM non è fatta dai mezzi o dai depositi, ma da chi ci lavora ogni giorno. Il livello di gradimento che abbiamo non esisterebbe senza questo impegno. La prima riunione del CdA l’abbiamo fatta nel deposito, non per caso: è da lì che tutto parte.
Che destino immagina per il deposito storico di Viale Ciusa? È un nodo aperto. Parliamo di 55.000 metri quadri in piena città, costruiti negli anni ’50. Mi chiedo: nel 2050, quando avrà cent’anni, sarà ancora com’è oggi? Non possiamo permetterci che resti immobile. Serve una visione, e siamo all’inizio: siamo nella fase in cui si cerca di capire se investire lì o altrove. Anche economicamente non è semplice, ma non possiamo ignorarlo. Ci sono novità sull’estensione del servizio CTM ad altri comuni? Le richieste ci arrivano di continuo, soprattutto da Sestu, Sinnai, Maracalagonis e Capoterra. Ma non siamo noi a decidere: le tratte le stabilisce la Regione. Noi registriamo il bisogno, ma servono scelte politiche. Il trasporto pubblico non può fermarsi ai confini amministrativi: deve seguire la vita reale delle persone.
prova
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