Un camion d’acqua per Gaza: la missione solidale di quattro attiviste sarde
Alaa è uno dei referenti locali del gruppo. Oltre a raccontare la realtà quotidiana su Instagram, si occupa di validare e promuovere raccolte fondi dirette, verificando che ogni aiuto arrivi davvero a chi ne ha bisogno. “Non cercano solo soldi: cercano parole, saluti, presenza. Hanno bisogno di sapere che non sono soli, che il mondo li vede”, continua Valeria.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, oltre 641.000 persone a Gaza dovranno affrontare condizioni di carestia estrema (IPC 5) entro la fine di settembre. L’accesso umanitario è ridotto quasi a zero dopo la chiusura del valico di Rafah il 7 maggio, e la recente approvazione di un piano di distruzione sistematica di Gaza City ha ulteriormente aggravato la crisi.
Per Assunta Pisanu, ogni azione conta: “Ci sentiamo impotenti, certo. Ma non possiamo permettere che l’impotenza ci paralizzi. Ogni gesto, ogni camion, ogni euro raccolto è un atto di resistenza civile e umana. Per vivere, bisogna prima sopravvivere. E noi facciamo la nostra parte, da qui”. Il gruppo continuerà a raccogliere fondi e a diffondere testimonianze dirette. La loro missione è chiara: non lasciare soli i palestinesi, nemmeno a migliaia di chilometri di distanza.