
Quattro donne sarde, attiviste storiche, hanno unito le forze per finanziare un camion di acqua destinato al Nord della Striscia di Gaza, dove la crisi umanitaria ha raggiunto livelli catastrofici. Assunta, Giulia, Bice e Valeria operano attraverso una rete autogestita chiamata @watermelonfriendsit, attiva su Instagram e dedicata al sostegno diretto del popolo palestinese. “Non siamo un’associazione, siamo volontari. Raccogliamo richieste dirette da Gaza, rilanciamo storie, amplifichiamo voci e sosteniamo raccolte fondi gestite dagli stessi gazawi, racconta Valeria Pisanu, a nome del gruppo.
La loro ultima iniziativa concreta ha visto la partenza, una settimana fa, di un camion carico di acqua potabile, diretto verso le aree settentrionali della Striscia, dove l’accesso a risorse essenziali come acqua, cibo e cure mediche è ormai quasi del tutto compromesso.
“ Ma ogni pozzo ha bisogno di carburante per funzionare. Ogni litro di carburante oggi può significare vita o morte”, spiega Assunta. “Il nostro contatto diretto a Gaza, Alaa Ahmed, un poeta di 32 anni che parla perfettamente italiano, ci ha aggiornate passo passo. Lui stesso ha realizzato un video per mostrare l’arrivo del camion e ringraziare chi ha contribuito”.
Alaa è uno dei referenti locali del gruppo. Oltre a raccontare la realtà quotidiana su Instagram, si occupa di validare e promuovere raccolte fondi dirette, verificando che ogni aiuto arrivi davvero a chi ne ha bisogno. “Non cercano solo soldi: cercano parole, saluti, presenza. Hanno bisogno di sapere che non sono soli, che il mondo li vede”, continua Valeria.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, oltre 641.000 persone a Gaza dovranno affrontare condizioni di carestia estrema (IPC 5) entro la fine di settembre. L’accesso umanitario è ridotto quasi a zero dopo la chiusura del valico di Rafah il 7 maggio, e la recente approvazione di un piano di distruzione sistematica di Gaza City ha ulteriormente aggravato la crisi.
Per Assunta Pisanu, ogni azione conta: “Ci sentiamo impotenti, certo. Ma non possiamo permettere che l’impotenza ci paralizzi. Ogni gesto, ogni camion, ogni euro raccolto è un atto di resistenza civile e umana. Per vivere, bisogna prima sopravvivere. E noi facciamo la nostra parte, da qui”. Il gruppo continuerà a raccogliere fondi e a diffondere testimonianze dirette. La loro missione è chiara: non lasciare soli i palestinesi, nemmeno a migliaia di chilometri di distanza.


