Tempo pieno a scuola: la Sardegna resta indietro

Scuola Primaria

Solo 4 classi su 10 offrono le 40 ore. Con l’inizio dell’anno scolastico 2025/26, il divario tra la Sardegna e il resto d’Italia sul fronte del tempo pieno si conferma profondo. Nell’Isola, solo il 40% delle classi della scuola primaria statale garantisce le 40 ore settimanali. In termini di alunni, la percentuale scende al 36%. La media nazionale supera ormai il 50%.

Centro-Nord avanti, Sud a rilento

Il confronto territoriale parla chiaro. In Lazio, Piemonte ed Emilia-Romagna più di sei alunni su dieci frequentano classi a tempo pieno. Al Sud, la percentuale crolla: in Sicilia si ferma al 17%, in Calabria al 36%. La Sardegna si colloca a metà: meglio delle regioni con i dati più bassi, ma ancora distante anni luce dal Centro-Nord.

Il vero ostacolo? I servizi

Il problema non è solo l’orario, ma l’infrastruttura. Il tempo pieno richiede mense attrezzate, spazi adeguati e personale sufficiente. Oggi, il 59,3% delle classi sarde non ha accesso al tempo pieno. E poco più della metà degli alunni può contare su un servizio mensa. I divari sono forti anche all’interno dell’Isola: a Nuoro, ad esempio, solo una classe su quattro riesce ad attivarlo.

Il peso sulle famiglie (e sulle madri)

L’assenza del tempo pieno ricade soprattutto sulle famiglie, in particolare sulle madri. Secondo la Banca d’Italia, ogni anno in più di scuola a tempo pieno aumenta le probabilità che una madre lavori, soprattutto fino alle scuole medie. Non sorprende che le regioni con più tempo pieno siano anche quelle con i tassi più alti di occupazione femminile.

La domanda c'è, l’offerta no

Le famiglie sarde chiedono più tempo scuola. Le iscrizioni per l’anno in corso mostrano un 14,7% di richieste per il tempo prolungato (36 ore) e un 2% per il tempo pieno pieno (40 ore). Ma la scuola spesso non riesce a rispondere: mancano organici, mense, spazi. Il tempo pieno non è solo istruzione: è inclusione, pari opportunità, sviluppo. In molte regioni italiane è già realtà. In Sardegna resta un’eccezione. Il risultato? Scuole meno accessibili, famiglie più in difficoltà e un’occupazione femminile che fatica a decollare.

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