Olbia Calcio, lo sciopero scuote la città: la frattura resta aperta

Sui social l’attacco dei tifosi: “Vergognatevi e andate via da Olbia”
La squadra dell’Olbia

Ieri i giocatori dell’Olbia Calcio hanno deciso di fermarsi. Un gesto improvviso ma atteso, frutto di un malessere che da settimane attraversa lo spogliatoio. Ritardi nei rimborsi, assenza di interlocutori societari, promesse rimaste sospese: così è maturata la scelta di non allenarsi.
La decisione è diventata ufficiale in tarda mattinata — allenamento saltato, sciopero annunciato, nessuna dichiarazione pubblica.

La notizia si è diffusa rapidamente in città e sui social, dove in poche ore si è trasformata in un’ondata di reazioni, accuse e amarezza. Nel pomeriggio, dopo contatti informali con la dirigenza, i giocatori hanno accettato di tornare in campo. Lo sciopero è così rientrato in serata, ma ha lasciato un segno profondo in un ambiente ormai sfilacciato.

Oggi, martedì 7 ottobre, la squadra si è presentata regolarmente al campo del “Nespoli”, in un clima solo apparentemente normale. Nessun comunicato ufficiale, nessuna conferenza stampa. Il malessere, spiegano fonti interne, non è legato a un singolo episodio ma a una gestione percepita come opaca e distante, che da mesi alimenta sfiducia.

Sui social, intanto, la tifoseria si è espressa senza filtri.
“CVD… Tutti fenomeni a parole. L’ennesima società fantasma. Vergognatevi e andate fuori dalle balle,” scrive Mario Pischedda. “Con tutti i soldi che circolano in quella zona non c’è una persona che si prenda a cuore le sorti di questa squadra?” chiede Franco Demuru. “Un morto che cammina non serve a nessuno. Meglio fallire e ripartire con dignità,” afferma Angelo Pinna, che poi aggiunge: “Poche attenuanti e molte riflessioni. Se non arriva un buon acquirente la vedo dura.”

“Troppi sciacalli in giro, sto pensando seriamente di non andare più allo stadio,” scrive Sergio Maludrottu. Roberto Bellani parla di “ragazzi entrati in campo tutt’altro che sereni”, Maurizio Degortes denuncia “troppi personaggi che parlano a sproposito, condizionando la squadra”. Mentre Mauro Piras riporta l’attenzione al campo: “La Serie D non è facile, ci vogliono giocatori veri e stipendi pagati”. In mezzo alla rabbia generale, Mauro Esposito prova a difendere chi resiste: “Se non ci fossero persone di Olbia che si sbattono 24 ore su 24 per salvare la baracca, saremmo già nei campi provinciali”.

Per ora nessuna risposta ufficiale. La città aspetta segnali, ma la distanza tra chi gioca, chi dirige e chi ama quei colori sembra sempre più difficile da colmare.

prova
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