La vicenda ha avuto ampia eco online. Diversi utenti hanno espresso indignazione per quanto accaduto, mentre altri hanno riportato esperienze personali in cui parrocchie diverse hanno gestito in modo differente situazioni simili. Tra i commenti, c’è chi ha definito l’episodio assurdo o superato, chi ha chiesto spiegazioni, e chi ha richiamato l’attenzione sulla coerenza tra la prassi e il messaggio cristiano. Alcuni hanno invece segnalato che episodi come questo dipendono spesso dalla sensibilità del singolo sacerdote e non da indicazioni generali uniformi
Nel dibattito si inseriscono diverse pubblicazioni tra le quali, We Are Family e Sì, lo voglio di Giovanni Follesa, che raccolgono direttamente le testimonianze di coppie omogenitoriali e del loro rapporto con la Chiesa cattolica. In quelle pagine emergono esperienze differenti: in diversi contesti, grazie alla disponibilità dei parroci, è stato possibile celebrare battesimi e altri sacramenti.
Ed è esattamente questo il punto che lo scrittore e giornalista Giovanni Follesa sottolinea nel suo intervento. L’episodio di Elmas, osserva, non è un caso isolato ma rientra in un quadro più ampio di situazioni legate all’accesso ai sacramenti da parte di famiglie con configurazioni non tradizionali.
“Le regole esistono, ma la loro applicazione può variare. In alcuni contesti le comunità parrocchiali hanno mostrato apertura e disponibilità, in altri casi prevale invece un’interpretazione più rigida. Le differenze tra sacerdoti e tra parrocchie rendono quindi difficile generalizzare, e ogni episodio sembra dipendere da sensibilità locali e circostanze specifiche.”