Cagliari-Juventus: scusate se abbiamo vinto

Il “piatto povero” di Pisacane, alta cucina per altri mister
Il Cagliari festeggia sotto la curva Nord

Avete presente quando i grandi chef stellati presentano con grande ostentazione una prelibatezza e, alla fine, precisano “Questo è un piatto povero, eh”? Quando lo fanno loro diventa una chiccheria; quando invece viene preparato con amore in una famiglia che deve fare i conti con la spesa, resta una cosa semplice, quasi dimessa. Con Belotti, Folorunsho, Deiola, Zappa e Felici assenti, mister Pisacane ha dovuto cucinare la sua minestra con ciò che aveva a disposizione. Dall’altra parte c’era la corazzata Juventus: una società con un capitale sociale doppio rispetto a quello rossoblù e un monte ingaggi dei giocatori quasi cinque volte superiore. Eppure il Cagliari ha tenuto. Ha resistito a un vero e proprio assalto, che ha ridotto al minimo persino i rari tentativi di ripartenza. Reggerе l’urto di Yildiz e compagni è già di per sé un merito. Poi arriva il gol: una punizione studiata, provata, eseguita alla perfezione e finalizzata da Mazzitelli. Altro che episodio. Il boccone, però, non va giù a qualcuno. C’è chi chiede se sia stato tutto casuale.

Vince chi sogna

Pisacane non si scompone: il ragazzo dei Quartieri Spagnoli spiega con garbo a lorsignori che il merito è del suo preparatore, che quell’azione l’ha pensata e costruita insieme ai ragazzi. Neppure una parola fuori posto quando gli viene riferito che Spalletti si sarebbe lamentato delle perdite di tempo — peraltro abbondantemente recuperate dall’arbitro — dei cagliaritani. Pazienza se l’ex CT della Nazionale italiana dimentica le simulazioni in area dei suoi giocatori. Questo è il calcio. Non contano le statistiche sul possesso palla e altre amenità da talk show: a volte fai un tiro in porta e vinci È “piatto povero” quando lo cucina Pisacane, diventa cucina gourmet quando a impiattarlo sono Allegri, Spalletti o altri tecnici blasonati. Il Cagliari non ha rubato nulla. Sono altri che rubano il calcio vero: i sogni dei bambini, l’illusione che bastino talento, sacrificio e appartenenza. Un calcio in cui la panchina delle grandi squadre vale il doppio dei titolari delle altre, mentre scompaiono i campetti di quartiere dove si giocava gratis e si sognava di far trionfare la squadra della propria città. Ieri, Pisacane — anche solo per un istante — quel sogno lo ha restituito ai cagliaritani. (a.s.)
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