San Francesco, stop all’accesso diretto al Pronto soccorso pediatrico

I bambini passano dal triage generale: pesa la carenza di medici
Ospedale San Francesco, Nuoro

A Nuoro cambia l’organizzazione dell’emergenza pediatrica nell’Ospedale San Francesco. Con una circolare interna, la direzione sanitaria ha deciso che i bambini che arrivano in urgenza non possono più accedere direttamente al pronto soccorso pediatrico. Anche nei casi di febbre alta, difficoltà respiratorie o traumi, i piccoli pazienti devono prima essere valutati nel pronto soccorso generale. Solo dopo questa prima valutazione, e se necessario, può essere attivata la consulenza del pediatra.
La motivazione ufficiale è la carenza di medici specialisti pediatri in grado di garantire turni continuativi. Di fatto il reparto pediatrico resta operativo, ma ha perso la sua funzione di porta autonoma di accesso all’urgenza. Una trasformazione organizzativa che, pur non essendo una chiusura formale, segna una svolta significativa nel modo in cui i casi pediatrici vengono gestiti.
I dati interni dell’ospedale offrono uno spaccato chiaro della situazione: al momento della rilevazione, nel pronto soccorso generale risultavano tredici pazienti in visita, con tempi di attesa stimati fino a un’ora e quarantacinque minuti per i nuovi accessi. Nel pronto soccorso pediatrico, invece, non risultava alcun paziente in visita, in attesa o in arrivo con l’ambulanza del 118. Il motivo è semplice: il flusso di accesso per i minori è stato interamente spostato al percorso ordinario.

Organici ridotti e reparti sotto pressione

Questa novità ha conseguenze concrete per le famiglie del Nuorese. L’ingresso dei bambini attraverso il triage generale significa affrontare un contesto in cui si mescolano casi adulti e pediatrici, con priorità stabilite soltanto sulla base della gravità clinica valutata in prima battuta. Il pediatra non è più il primo interlocutore, ma interviene in un secondo momento. In un pronto soccorso già sotto pressione per il numero elevato di accessi, i tempi di attesa diventano meno prevedibili, soprattutto nelle ore di maggiore afflusso.
La tempestività nelle prime fasi di valutazione è spesso cruciale nei casi pediatrici: sintomi come difficoltà respiratorie, febbre alta con convulsioni o disidratazione richiedono un’attenzione rapida e mirata. Il nuovo percorso, con una prima triage non specialistico, può allungare i tempi decisionali, pur mantenendo formalmente garantita la presa in carico.
Le difficoltà organizzative non si fermano alla Pediatria. Anche il reparto di Ortopedia sta vivendo una fase complicata: con il trasferimento di uno dei medici verso Cagliari, restano soltanto due specialisti, direttore compreso, a garantire turni diurni, notturni e reperibilità. Una condizione che potrebbe comportare riduzioni di attività programmate, difficoltà nella copertura dei turni e ulteriori limitazioni operative nei reparti.
Quella che emerge è la fotografia di un ospedale che continua a funzionare, ma con un equilibrio organizzativo fragile. L’accesso diretto all’urgenza per i minori, un tempo simbolo di un percorso specializzato e rapido, ora lascia il passo a un modello unico per tutte le fasce d’età. In una provincia già caratterizzata dallo spopolamento e da difficoltà nei collegamenti, ogni riduzione di autonomia operativa pesa sulle famiglie e sulla percezione di sicurezza sanitaria del territorio.

Il nodo, sottolineano medici e operatori, resta la carenza di personale. Senza un piano strutturale di reclutamento e incentivi per lavorare nelle aree interne, il rischio è che scelte come questa non siano episodi isolati, ma la norma di un sistema sanitario sotto stress. (e.c.)

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