“Cerco i bambini di Chernobyl ospitati in Italia.” L’appello della donna di 33 anni sui social

Ospite di una famiglia a Tivoli dopo il disastro nucleare, torna in Italia con i figli
Quarant’anni fa l’incidente di Chernobyl

Quarant’anni fa, un guasto al reattore della centrale nucleare di Chernobyl provocò il più grave incidente nucleare della storia. Secondo le stime, ci furono circa quattromila vittime e 116 mila sfollati. Le particelle radioattive raggiunsero diversi Paesi europei, trasportate dalle masse d’aria. Da quella storia di morte e devastazione, però, sbocciò anche il fiore della solidarietà. A riportare le conseguenze più gravi furono soprattutto i bambini e l’Europa non si voltò dall’altra parte. La maggior parte dei Paesi promosse soggiorni terapeutici temporanei. L’obiettivo iniziale era “disintossicare” i bambini che presentavano un’elevata percentuale di cesio nell’organismo e che, pertanto, erano esposti a un maggior rischio di sviluppare tumori alla tiroide. Col passare del tempo, però, il percorso ha accentuato il suo carattere solidaristico e le famiglie che ospitavano i bambini hanno instaurato con loro profondi legami affettivi. Anche la Sardegna ha fatto la sua parte, ospitando negli anni migliaia di bambini. Accanto alle “adozioni” simboliche per brevi periodi, si sono sviluppati anche veri e propri percorsi di adozione, che hanno dato forma giuridica ai sentimenti e ai legami nati nel tempo. Tra queste storie c’è quella di una ragazza che nei giorni scorsi ha lanciato un appello su Threads: “Cerco i bambini di Chernobyl degli anni ’90 e 2000”, scrive, “che come me venivano in Italia per soggiorni terapeutici. Avevo solo sei anni quando sono stata accolta da una famiglia meravigliosa a Tivoli. Ci vedevamo due volte all’anno: due mesi d’estate e durante le vacanze invernali”. Nata Voityuk, questo il nome dell’allora bambina, oggi ha 33 anni e aggiunge: “Sono ancora loro figlia: oggi torno a Tivoli con la mia famiglia e i miei figli.” Molti si riconosceranno nella sua esperienza e forse questo appello sarà l’occasione per un nuovo abbraccio tra chi, nella propria vita, ha conosciuto l’abisso dell’orrore ma anche la forza di un amore capace di vincere su tutto.

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