Rivoluzione Areus, solo due operatori a bordo delle ambulanze del 118

Al via la formazione per i soccorritori più esperti. Fundoni (Pd): un passo necessario
La sede dell’AREUS

Inizieranno nei prossimi giorni i corsi di abilitazione riservati ai soccorritori più esperti (volontari e dipendenti), che saranno abilitati ad andare in due a bordo dei mezzi del 118 sardo. Una mossa necessaria per consentire la prosecuzione del servizio, visto che alla sanità sarda non mancano soltanto medici e infermieri. Il responsabile della Formazione di Areus, il medico nuorese Luigi Arru (ex assessore alla Sanità nella giunta Pigliaru) ha scritto ieri ai presidenti delle organizzazioni di soccorso convenzionato con Areus per comunicare “l’avvio del percorso formativo di 50 ore finalizzato all’abilitazione all’operatività dell’equipaggio composto da 2 soccorritori, così come previsto dall’art. 4 della Convenzione transitoria tra AREUS e gli Enti del Terzo Settore convenzionati per le attività di soccorso sanitario territoriale”. Il corso è riservato agli operatori che hanno già sulle spalle almeno 700 ore di servizio attivo. Per questo – è scritto nella nota di Arru, “è convocata una riunione con i Presidenti degli Enti del terzo settore convenzionati per il 26 giugno alle ore 11, presso la sede AREUS di Nuoro (via Oggiano 25), finalizzata alla presentazione del programma del corso, alla condivisione delle modalità organizzative e alla definizione degli aspetti logistici e operativi necessari all’avvio del percorso formativo”. Soddisfatta Tiziana Spiga, presidente della Rete sociale Anas: “Ringraziamo Areus per aver compreso l’importanza di una delle richieste che abbiamo presentato due anni fa alla commissione Sanità del Consiglio regionale. Come in Lombardia e in altre regioni italiane, anche in Sardegna due operatori a bordo con elevata professionalità sono sufficienti per la prima presa in carico del paziente”. Anche da parte di Carla Fundoni, esponente del Pd e presidente della commissione Sanità, parole di elogio: “Un passo necessario per salvaguardare il servizio territoriale di base, con operatori non sanitari ma sempre più qualificati”.

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