
Un mese fa l’ufficio stampa della Regione Sardegna diffondeva una nota dal titolo: “La Sardegna raggiunge e supera i target del PNRR: attivate 59 Case della comunità e 17 Ospedali di comunità”. Lo stesso comunicato è stato rilanciato anche due settimane dopo, in occasione delle notizie relative ai ricorsi al Consiglio di Stato presentati dai direttori generali delle ASL sarde commissariate. Eppure, a distanza di un mese, emerge una realtà diversa. Uno dei diciassette ospedali di comunità che, secondo la Regione, risulterebbero “attivi”, il “Marino” di Cagliari, è in realtà ancora un cantiere. A confermarlo è la stessa ASL di Cagliari che, replicando a un articolo de L’Unione Sarda, scrive testualmente: “Il cantiere dell’Ospedale di Comunità è regolarmente in corso, con attività coerenti al cronoprogramma approvato e condiviso con gli organismi regionali e nazionali di monitoraggio”. La smentita conferma che si tratta di un cantiere. Nella nota diffusa il 24 giugno, l’azienda sanitaria precisa inoltre che “nelle scorse settimane è stata effettuata la consegna anticipata dei lavori, uno strumento previsto dal PNRR per accelerare l’avvio delle opere e garantire il rispetto delle milestone nazionali. Questa procedura è stata formalmente validata e ha consentito di anticipare attività tecniche e logistiche fondamentali”. La ASL aggiunge infine che “le ricostruzioni parziali o non aggiornate rischiano di generare confusione e sfiducia. La ASL di Cagliari continuerà invece a lavorare con rigore, responsabilità e visione, portando avanti un progetto che rappresenta un salto di qualità per la sanità territoriale”.
Al di là del burocratese, un cantiere, per definizione, non è un ospedale di comunità attivo. Un ospedale di comunità “attivo” è una struttura che accoglie pazienti, con medici, infermieri, operatori socio-sanitari, posti letto funzionanti e servizi erogati. Se, come afferma la stessa ASL, i lavori sono ancora in corso, è difficile sostenere che quella struttura sia già operativa. Esiste quindi una differenza sostanziale tra il raggiungimento di un parziale obiettivo amministrativo previsto dal PNRR e l’effettiva apertura di un presidio sanitario al servizio dei cittadini.
Cosa dice il cartello esposto all’esterno? “Data fine dei lavori – Target T1 2026- PNRR”. Le linee guida del PNRR fissavano tale termine a marzo 2026, posticipato a maggio 2026 ovvero alla data prevista per il Target T2. Fanno eccezione gli interventi individuati a seguito della revisione del Piano approvata con Decisione di esecuzione del Consiglio dell’Unione europea dell’8 dicembre 2023 e ss.mm.ii., per i quali l’ammissione a finanziamento è intervenuta a seguito di avvisi pubblici di selezione degli interventi adottati nel 2024 e 2025. Per tali misure, le Amministrazioni Titolari sono tenute ad assicurare il completamento delle operazioni di attuazione entro e non oltre il termine ultimo e inderogabile del 31 agosto 2026. Solo in casi limitati ed eccezionali, adeguatamente motivati e previa richiesta del soggetto attuatore, le Amministrazioni Titolari possono disporre, con apposito provvedimento, la conclusione degli interventi oltre il termine del 30 giugno 2026, nel rispetto, comunque, del termine finale e non derogabile del 31 agosto 2026, informando la Struttura di Missione e l’Ispettorato Generale per il PNRR – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato del Ministero dell’Economia e delle Finanze, in merito all’adozione di eventuali adempimenti. Recitano ancora le linee del PNRR: “Ai fini della corretta attestazione della conclusione degli interventi finanziati dal PNRR, il certificato di ultimazione dei lavori costituisce atto formale previsto dalla disciplina vigente e rilevante ai fini della chiusura dell’esecuzione contrattuale. Il certificato attesta la data di conclusione delle opere in conformità al progetto”. Insomma, anche a voler prendere come punto di riferimento la scadenza più distante, quella di agosto, mancano poche settimane.


