
Una società mista, a capitale pubblico e privato, dovrà rilanciare lo scalo aereo di Tortolì. Nulla invece, all’orizzonte, per lo scalo oristanese di Fenosu, che da anni registra il traffico degli elicotteri della polizia e dei gabbiani. Destini diversi per un problema comune alla Sardegna: che fare di due piccoli aeroporti costruiti con decine di milioni di euro pubblici e di fatto inattivi? Che destino far assumere a questi piccoli scali mentre Cagliari con Olbia e Alghero si preparano alla fusione in una sola società di gestione, una sorta di cancello aereo unico sull’Isola?
Sulla costa orientale, dopo un sonno lungo anni, tutti sembrano avere le idee più chiare. La mozione 102, a prima firma dell’ogliastrino Salvatore Corrias, verrà discussa dal Consiglio regionale giovedì 1 ottobre e con tutta probabilità approvata, visto che proviene dalla prima forza politica della maggioranza Todde. E soprattutto visto che è condivisa in partenza dall’intero gruppo Pd – Progressisti. Spiega Corrias, che è stato anche sindaco di Baunei e quel territorio lo conosce alla perfezione: “Senza l’apporto di privati, e parlo di privati che siano di questo settore, non è pensabile il rilancio operativo dello scalo. Servono investimenti, che una società di gestione può fare con il sostegno della Regione, del sistema degli enti locali con il comune di Tortolì in testa e la Provincia d’Ogliastra, e del Consorzio industriale”. Ma sempre per restare in tema “serve un piano industriale, ovvero un’idea chiara di quali attività insediare in pista”. Scuola di volo o collegamenti interni alla Sardegna con piccoli aerei. E d’estate i collegamenti turistici a corto raggio con l’Italia. “Non so, non voglio dirlo ora perché penso sia materia gestionale. Mi aspetto che i privati che manifesteranno al momento debito il loro interesse portino proposte compatibili con le attese delle istituzioni e del territorio”.
Non è questa la storia di Fenosu, uno scalo al centro della Sardegna assegnato da Enac tre anni fa la Sogeaor srl, società guidata dall’imprenditore cagliaritano Riccardo Faticoni. La società non ha soldi e nemmeno operatività. Un hangar, il più grande e bello, lo ha preso la Polizia di Stato e ci ricovera i suoi elicotteri. Per il resto solo le macerie di un ristorante, planate di gabbiani e nessun traffico privato: la torre di controllo non controlla nulla e pure atterrare per fare carburante è inutile perché il carburante non c’è. “E’ una situazione inaccettabile, un anno fa la Fenair ed Enac Sardegna avevano annunciato alla commissione Trasporti del Consiglio regionale l’avvio di attività di volo”. Enac Sardegna si era allargata con le promesse. Roberto Solinas, responsabile territoriale, aveva detto letteralmente: “E’ possibile una riapertura entro il 2025”. Sta finendo il 2026, per la cronaca. Prosegue l’altro Solinas, il leader oristanese del Pd che quell’aeroporto carico di speranze tradite ha visto nascere: “Ricordo benissimo quell’audizione, che di fatto non ha portato a nulla. Enac Sardegna si era impegnata a fornirci il quadro economico dell’iniziativa ma il postino si deve essere addormentato. Un bene così non può restare inattivo. Dopo Tortolì toccherà occuparci di Fenosu”.


