Alghero, pronta la centrale per i treni a idrogeno

Ma il progetto divide tra innovazione e dubbi sui costi
Il treno a idrogeno

La Sardegna si posiziona all’avanguardia mondiale nella transizione ecologica, ma non senza accese discussioni. Grazie ai fondi del PNRR, l’azienda regionale ARST ha completato la centrale di produzione di idrogeno verde ad Alghero, un investimento strategico che fa parte di uno stanziamento complessivo di oltre 76 milioni di euro.
Il vero protagonista è il nuovo convoglio sviluppato dal colosso svizzero Stadler: si tratta del primo treno alimentato a idrogeno progettato per le reti a scartamento ridotto (950 mm). Il primo esemplare ha già iniziato i test e il servizio passeggeri ufficiale sulla tratta Sassari-Alghero e verso l’aeroporto di Fertilia prenderà il via nel 2028.
I sostenitori elogiano lo straordinario impatto ambientale e l’alto valore tecnologico. La sostituzione delle vecchie automotrici diesel permetterà di abbattere le emissioni di oltre 2.100 tonnellate di CO₂ all’anno. Inoltre, l’alimentazione tramite impianti fotovoltaici dedicati garantirà un ciclo energetico pulito, candidando l’isola a modello di mobilità sostenibile per l’Europa.
Il progetto, tuttavia, deve fare i conti con forti scetticismi. I detrattori contestano l’elevato costo complessivo dell’opera, sostenendo che l’elettrificazione tradizionale della linea sarebbe stata più semplice ed economica. Sul tavolo della discussione tecnica pesa anche la minore efficienza energetica del ciclo dell’idrogeno rispetto alla trazione elettrica diretta, oltre alle critiche locali per alcune varianti al tracciato originale.
Tra l’entusiasmo per il primato tecnologico e i dubbi sulla reale efficienza, il Nord-Ovest sardo si prepara a testare sul campo la scommessa della mobilità del futuro.

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