
Mantenere vivo il legame con la Sardegna e condividere la sua cultura con le comunità dell’Abruzzo e del Molise. È lo spirito che anima l’associazione guidata dal presidente Giuseppe Pisu, affiancato dalla vicepresidente Maria Rita Pili, dalla tesoriera Maria Casu e dagli altri componenti del direttivo. Una realtà giovane, che deve fare i conti con un territorio ampio e con la difficoltà di coinvolgere nuove generazioni, ma che trova nelle tradizioni un’occasione di incontro. A raccontarla è Asia Pisu, che è l’anima oltre che il braccio operativo del circolo.
Intorno al 2015, sotto la presidenza di Emiliana Fondu, che ha guidato il gruppo fino a poco prima del Covid. Siamo una delle realtà più giovani nel mondo dei circoli sardi e oggi contiamo circa 150 iscritti. Il nostro territorio di riferimento comprende sia l’Abruzzo sia il Molise.
Abbiamo sempre svolto attività culturali, dalle presentazioni di libri alle proiezioni cinematografiche, anche in collaborazione con il Cinema Teatro Massimo di Pescara. Negli ultimi anni abbiamo dato più spazio all’enogastronomia. Un’esperienza importante è stata una serata di degustazione di vini e prodotti sardi, realizzata grazie alla collaborazione con il circolo di Firenze: è piaciuta molto e ci ha incoraggiato a proseguire.
Anche con la cucina: abbiamo organizzato laboratori dedicati alle panadas, ai culurgiones e ad altre specialità. Il prossimo sarà sulla pasta artigianale, con preparazioni come i malloreddus. Ci sono signore che mettono a disposizione tempo e competenze, aiutandoci a trasmettere queste tradizioni. Cerchiamo anche somiglianze con i piatti abruzzesi e molisani, per creare un contatto tra le tre regioni. Non sempre le troviamo, ma il confronto è già un’occasione per conoscersi.
La nostra situazione è diversa da quella di altri circoli. Qui ci sono soprattutto famiglie che vivono sul territorio da molti anni, mentre arrivano pochi giovani dalla Sardegna. Abbiamo conosciuto, per esempio, una ragazza di Sanluri trasferitasi a Chieti per studiare psicologia, ma casi come questo sono poco frequenti nella nostra esperienza. La comunità che riusciamo a coinvolgere è composta prevalentemente da persone anziane e radicate qui da tempo.
Sappiamo che in Abruzzo e Molise vivono molti sardi, ma non è sempre facile coinvolgerli. A volte incontriamo persone più restie ad avvicinarsi al circolo, senza comprenderne bene il motivo. In compenso, partecipano persone che non hanno origini sarde: si interessano alle nostre attività, si affezionano e finiscono per aiutarci anche nell’organizzazione.
Sì, abbiamo avviato il corso dopo il Covid e partecipano circa cinque o sei coppie. Solo una parte dei ballerini è sarda di prima o seconda generazione; gli altri sono soprattutto abruzzesi. Abbiamo anche una coppia molto brava formata da una donna abruzzese e un uomo pugliese. Le nostre tradizioni riescono a coinvolgere persone con storie e provenienze diverse.
I contributi regionali ci danno una grossa mano e le indicazioni della Regione ci aiutano a orientare le attività. Da parte nostra possiamo far conoscere la Sardegna attraverso la gastronomia, la cultura, la musica e il ballo. Ci rivolgiamo sia a chi non conosce l’isola sia a chi la conosce già e desidera mantenere o approfondire quel legame.
Sabato abbiamo in programma a Termoli il laboratorio di pasta artigianale. Per novembre speriamo di tornare a L’Aquila con un altro laboratorio oppure con un incontro conviviale. A dicembre ci sarà la tradizionale festa di Natale: vorremmo ospitare un gruppo dalla Sardegna che ci accompagni con musica e balli. Stiamo lavorando per rendere possibili questi appuntamenti.
È una nuova federazione che riunisce circoli sardi usciti dalla FASI, la Federazione delle associazioni sarde in Italia. Dopo l’ultimo congresso di Alghero sono emerse criticità e divergenze che hanno portato diversi circoli ad allontanarsi. La nuova organizzazione si prepara ora al suo primo congresso a Firenze.


