
L’articolo dell’ex assessore alla Sanità Armando Bartolazzi sulla rivista Frontiers in Publich Health nel quale fa riferimento a una predisposizione genetica dei sardi alla suscettibilità, all’aggressività, all’introversione e al pensiero divergente, legando questa sua convinzione ai mali della sanità isolana, ha suscitato un’ondata di reazioni sdegnate. Tra queste spicca quella di Francesco Rizzo, cagliaritano e patron di Cascina Ovi, noto ristorane di Segrate: “Tutti i sardi dovrebbero fargli causa per diffamazione. C’è qualche avvocato sardo, o semplicemente amante della Sardegna, che vuole farsi carico di questa battaglia?”, domanda. “Mancano in Sardegna”, continua Rizzo, “le strutture e le infrastrutture: non certo le competenze. Se un sistema sanitario non funziona come dovrebbe, bisogna interrogarsi sull’organizzazione, sulle risorse e sulle responsabilità. Attribuire le difficoltà al carattere o al DNA delle persone significa spostare il discorso dalla realtà a una caricatura”.
Rizzo contesta anche l’idea di una Sardegna isolata e incapace di stare al passo con i tempi. “La verità è, semmai, che continuiamo a essere considerati, e trattati, come una terra di conquista. Un serbatoio di voti e di consenso, una terra di basi e di porti per gli yacht. E, da sempre, un luogo da cui attingere persone da sacrificare, dalla strage di Itri alle gesta della Brigata Sassari”. Rizzo si rivolge, infine, direttamente a Bartolazzi: “Come reagirebbe se qualcuno sostenesse che i politici romani sono geneticamente predisposti, luogo comune assurdo per luogo comune assurdo, alla corruzione sistematica, al clientelismo e all’intrigo? Accetterebbe che si parlasse di loro in questi termini? Io dico no. E avrebbe piena ragione”. Sul pensiero divergente, Rizzo ribalta la provocazione: “Qui invece ha ragione: i sardi divergono da lui, senza alcun dubbio”. La questione, precisa Rizzo, non è negare il valore della ricerca genetica. «Che la nostra genetica meriti di essere studiata è vero. Ma servono studi seri, condotti da persone serie, preparate e intelligenti, capaci di analizzare fenomeni davvero unici come la longevità della popolazione sarda. Non certo di costruire stereotipi. Ci incazziamo? È vero. Ma talvolta, come in questo caso, lo facciamo persino troppo poco. Se c’è qualcosa scritto nel nostro DNA, forse è la capacità di eleggere sempre una classe politica che non ci rappresenta”, conclude Rizzo.


