Agus (Progressisti): “Grave aver autorizzato la manifestazione del Blocco Studentesco”

«Poche decine di persone hanno bloccato una città intera con toni provocatori»
Francesco Agus

La giornata di sabato, segnata da scontri, cariche e tensioni tra forze dell’ordine e manifestanti antifascisti, continua a suscitare polemiche politiche. Il consigliere regionale Francesco Agus (Progressisti) chiede una riflessione profonda sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle autorizzazioni concesse al corteo del Blocco Studentesco.

«Quello che abbiamo visto deve essere oggetto di valutazione e analisi – afferma Agus – la situazione sembra essere sfuggita di mano, e sono cose che non devono succedere». Il consigliere definisce «sconcertante» che sia stata autorizzata «una manifestazione dai toni volutamente provocatori», che «è andata in casa d’altri dicendo “Cagliari è nostra”». Per Agus, si è trattato di «una provocazione grave», non di una normale iniziativa politica.

"Persone che non conoscono la Costituzione"

Il consigliere risponde poi alle dichiarazioni del sindacato UGL, che aveva criticato la contromanifestazione antifascista. «Sono persone che non conoscono la Costituzione – replica – pensare che in Italia le manifestazioni debbano essere soggette ad autorizzazione preventiva richiama anni bui della nostra storia, che a quel tipo di organizzazioni evidentemente non dispiacciono troppo». Agus prosegue: «Mentre l’UGL si indignava per la protesta antifascista, in città si svolgeva una manifestazione che calpestava apertamente i valori repubblicani. Se sono così attenti alla burocrazia, indaghino piuttosto sulle affissioni abusive con cui hanno tappezzato i muri. Io mi concentro sui temi e sui valori, non sulle carte bollate». In chiusura, l’esponente dei Progressisti richiama la necessità di una distinzione netta: «Fascismo e antifascismo non possono essere messi sullo stesso piano – conclude – sono come mafia e antimafia: non fanno parte dello stesso campo. Il rischio, oggi, è che questa consapevolezza stia venendo meno. E quando questo succede, il Paese comincia a cedere». (Articolo di Alessio Ghiani)
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