Bambini malati di tumore da tutta la Sardegna: a Cagliari Il Sogno di Giulia Zedda cerca fondi per un alloggio

I numeri non raccontano tutto, ma bastano a dare un’idea: sette stanze, tre bambini per stanza, genitori accampati su una sedia. È la fotografia dell’oncoematologia pediatrica del Microcitemico di Cagliari, l’unico reparto rimasto in Sardegna dopo la chiusura di quello di Sassari. Chi vive a Olbia, Nuoro, Oristano, Alghero, in Ogliastra o nei piccoli centri dell’interno, deve affrontare ore di viaggio ogni volta che il figlio ha bisogno di una visita, una trasfusione, un controllo. Per chi entra in ricovero, i giorni diventano settimane. E spesso manca tutto, tranne la fatica.

Un vuoto a cui porre rimedio

È da questo vuoto che nasce il progetto “La casa degli amici di Giulia”, promosso dall’associazione Il Sogno di Giulia Zedda Odv, che da anni opera accanto ai bambini malati oncologici. L’obiettivo è semplice e urgente: acquistare un appartamento a Cagliari per offrire ospitalità gratuita alle famiglie che devono affrontare un percorso di cura lungo, logorante, costoso.

“Cagliari non è Roma – si legge nel messaggio lanciato dall’associazione – ma per chi arriva da un paesino, per chi è distrutto dal dolore e dalla paura, è una città grande, disorientante, difficile. Ci siamo passati anche noi. Sappiamo cosa vuol dire sentirsi soli”.

Il conto corrente dell’associazione (IBAN: IT25D0101504808000070888086) ha superato i 34.500 euro al 10 luglio 2025. Ma l’obiettivo è più che triplo. Servono molte più risorse per garantire un alloggio stabile, accogliente, vicino all’ospedale.

"Un posto sicuro"

Non è la prima volta che l’associazione si muove da sola dove lo Stato dovrebbe essere presente. Nel 2023 aveva raccolto 81 mila euro per acquistare un’ambulanza pediatrica: “Un mezzo che avrebbe dovuto fornire la Regione. Ma è arrivato solo grazie alla generosità di centinaia di persone comuni”, scrivono.

Chi vuole può donare anche pochi euro. Ma può anche condividere, far girare il messaggio, chiedere conto alle istituzioni. Perché – è il messaggio dell’associazione – “ogni bambino ha diritto a un posto sicuro, e ogni genitore ha diritto di non affrontare la malattia da solo, su una sedia, in una stanza con altri due bambini malati, lontano da casa”.

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