Rinnovabili: Zuddas (Pratobello 24): da Todde propaganda su una sentenza tecnica

La Corte non ha detto che la legge sulle aree idonee sia un modello rivoluzionario
L’avvocato Michele Zuddas

“La Corte Costituzionale riconosce il valore della nostra legge”. Così la presidente Alessandra Todde ha commentato la sentenza della Consulta sui decreti ministeriali sulle valutazioni di impatto ambientale per impianti agrivoltaici nelle province di Oristano e Sassari. Parole che suscitano la reazione dell’avvocato Michele Zuddas, promotore della legge “Pratobello 24”, che pubblica un editoriale sul suo profilo social “La Regione tira un calcio di rigore a porta vuota e fa goal.” Edordisce Zuddas. “E va bene così. Il goal conta comunque. È questo, in sostanza, ciò che è accaduto davanti alla Corte costituzionale sul ricorso relativo ai decreti che avevano ignorato la legge sarda sulle aree idonee.” Per l’avvocato la Consulta non ha scritto un poema epico sulla legge regionale. Non ha proclamato la genialità politica della maggioranza. Non ha detto che quella legge rappresenti un modello giuridico rivoluzionario. “Non ha espresso alcun giudizio di valore, ha semplicemente ribadito un principio di diritto tanto elementare quanto noto a qualunque studente del primo anno di giurisprudenza: finché una legge regionale è vigente, lo Stato non può comportarsi come se non esistesse. Punto. È diritto costituzionale basilare ed è giusto che la Corte lo abbia riaffermato.” Prosegue il giurista. “La Corte ha accolto il ricorso della Regione. Questa, di per sé, era già una buona notizia, seppure tutt’altro che imprevedibile. Bastava fermarsi lì, raccogliere il risultato, rivendicare il merito politico della vittoria e andare avanti. Invece no. Bisogna sempre trasformare tutto in leggenda, in epopea, in propaganda

“Buccia di banana”

Così un banalissimo rigore a porta vuota diventa il passaggio del Rubicone, una sentenza tecnica diventa il De Bello Gallico e una decisione giuridica circoscritta viene raccontata come una consacrazione storica. Nasce così la locandina secondo cui “la Consulta riconosce il valore della nostra legge.” Ma la Consulta non ha riconosciuto alcun “valore”. Quella parola non appartiene al linguaggio della sentenza. È stata aggiunta dalla propaganda La Corte ha parlato di efficacia normativa, rapporti tra Stato e Regione, limiti dell’azione amministrativa. Non di valore politico. Non di bontà della legge. Non di superiorità morale della linea regionale. Si scivola sulla classica buccia di banana. Perché quando si è a corto di risultati, anche l’unico che arriva, il goal a porta vuota, deve essere raccontato come una battaglia di Alesia. Ma la Presidente non è Cesare. E soprattutto la Corte costituzionale non è l’ufficio stampa della Giunta.”, conclude Zuddas.

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