Cagliari, polemica sul festival “Neanche gli dei”: chiesto il ritiro del patrocinio per la presenza di voci filorusse

Neanche gli Dei

Il festival letterario “Neanche gli dei”, previsto dal 24 luglio nel capoluogo sardo, è finito nel mirino di un gruppo di attivisti e giornalisti che ne contestano duramente il programma. L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale Vox Day, ha ricevuto il patrocinio della Regione Sardegna e il supporto dei Comuni di Cagliari e Quartu Sant’Elena. Ma una lettera aperta scritta dal reporter di guerra Francesco Nocco chiede ora la revoca di ogni sostegno pubblico.

Secondo i firmatari, il festival ospita figure che rappresenterebbero una “narrazione filorussa” del conflitto in Ucraina. Tra gli invitati al dibattito figurano l’ex ambasciatrice Elena Basile, il giornalista Simone Spiga, il fotoreporter Giorgio Bianchi e l’ex parlamentare Pino Cabras, tutti accusati di assumere posizioni politiche ritenute contrarie alla linea del governo italiano e della comunità internazionale. Il timore espresso nella lettera è che risorse pubbliche possano essere utilizzate per legittimare, seppur indirettamente, tesi giustificazioniste nei confronti dell’invasione russa.

Gli accusati respingono le critiche

Le reazioni non si sono fatte attendere. Simone Spiga, giornalista e moderatore del festival, ha respinto con forza ogni accusa, definendo l’appello un atto di “intolleranza politica” e una forma moderna di censura. “Vogliono che si ritorni al tempo del nazifascismo, ma facciano pure. Noi andiamo avanti tranquillamente”, ha dichiarato ai media locali. Nella lettera, Spiga viene descritto come un “attivista sotto mentite spoglie”, in quanto referente regionale del comitato “Fermare la guerra”, ritenuto responsabile di attività di disinformazione e di attacchi alla comunità ucraina in Sardegna. Elena Basile viene identificata come una delle voci italiane più riconoscibili nel panorama mediatico filorusso. Giorgio Bianchi, noto per i suoi reportage in Donbass, viene accusato di essere “la voce del regime russo in Italia”. Nessuna posizione ufficiale è ancora arrivata dalle istituzioni coinvolte, ma il caso ha già suscitato un acceso dibattito pubblico, con posizioni polarizzate anche nel mondo culturale.

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