Cagliari sconfitto a Pisa. La classifica non ammette distrazioni

Rossoblù irriconoscibili e venerdì arriva il Napoli
Fabio Pisacane

Sei punti sulla Cremonese, cinque sulla Fiorentina, che oggi si sfideranno: abbastanza per stare sereni oppure troppo pochi per dormire sonni tranquilli? La classifica, da sola, non basta mai a raccontare la verità. E quella del Cagliari, in questo momento, racconta due storie insieme. La prima dice che il margine costruito dai rossoblù ha un peso importante. Non può essere sottovalutato, soprattutto se si pensa a come è maturato: dentro una stagione tormentata, segnata da una raffica quasi continua di infortuni, spesso concentrati proprio tra i titolari. In queste condizioni, conservare una distanza di sicurezza da chi insegue non è un dettaglio, ma un merito. La seconda storia, però, è molto meno rassicurante. Perché quel vantaggio, che sulla carta esiste, sul campo rischia di diventare fragile se il Cagliari si concede partite come quella di Pisa. Non è stata soltanto una sconfitta. È stata, soprattutto, una prestazione lontana dallo spirito che Pisacane chiede ai suoi e che la squadra, nelle ultime uscite, aveva comunque mostrato di possedere. A Pisa si è visto un Cagliari svuotato, opaco, quasi irriconoscibile. Non il Cagliari combattivo che aveva dato segnali di vitalità, e neppure quello imperfetto ma vivo che almeno aveva l’istinto di reagire dopo uno schiaffo subito.

Ritrovare lo spirito guerriero

Si può perdere, naturalmente. Ma ci sono modi diversi di perdere. E quello mostrato contro il Pisa lascia inquietudine perché trasmette un’idea di mollezza che il Cagliari, a questo punto della stagione, non può permettersi. La leggerezza con cui è maturato il 2-0, propiziato da un errore di Sulemana, è l’immagine più evidente di una serata sbagliata. Un errore grave, sì. Ma sarebbe troppo comodo e anche ingeneroso fermarsi lì. Le partite storte non sono quasi mai colpa di un solo uomo. Sono il prodotto di una resa collettiva, di una squadra che smette di avere densità, ferocia, lucidità, senso del pericolo.
L’unica fiammata è stata quella di Pavoletti, e non è un caso che sia arrivata da uno dei giocatori che meglio interpretano il peso emotivo di certe partite. Il suo gol ha acceso per un attimo una speranza e la sua esultanza, così istintiva e identitaria, ha avuto persino il sapore di una scossa morale. Ma non può bastare un sussulto, per quanto generoso, a nascondere una prova complessivamente deludente.
Anche il ritorno di Gaetano offre un motivo per guardare avanti con un filo di fiducia. La sua presenza può restituire qualità, inventiva, collegamento tra i reparti. A Pisa non è riuscito a trascinare la squadra, ma il suo recupero resta una notizia troppo importante per non essere valorizzata nelle prossime giornate. Perché adesso il tempo delle analisi lunghe è già finito.
Venerdì arriva il Napoli, e non arriva certo per fare da comparsa. Arriva una squadra affamata di punti pesanti, determinata a mettere al sicuro la qualificazione in Champions League. Il peggior avversario possibile, verrebbe da dire, per chi esce da una prova così grigia. Oppure, a pensarci bene, l’avversario giusto per ritrovare l’anima combattiva di una squadra che con le “grandi” ha ottenuto risultati sorprendenti

prova
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