Il CRS4 vuole portare questa tecnologia in Sardegna. In che modo?
Vogliamo creare un centro dove si possa sviluppare una tecnologia quantistica diversa da quelle già presenti in Italia. Questo ci permetterebbe di collaborare con altri centri, ma anche di essere indipendenti e pronti ad affrontare il futuro con più possibilità. È un modo per far crescere la Sardegna, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche economico.
Ci saranno benefici anche per l’occupazione?
Sì, e non solo per i ricercatori. Intorno a un centro come questo nascono tante opportunità: startup, aziende che vogliono collaborare, servizi specializzati, formazione per giovani. In dieci anni si possono creare moltissimi posti di lavoro qualificati, con ricadute su tutto il territorio.
E per quanto riguarda i tempi? Quando potremo vedere i primi risultati?
Cao: I grandi risultati richiedono tempo, soprattutto se si parla di costruire un computer quantistico. Ma già nei primi anni si possono ottenere buoni risultati nella ricerca, nel software e nella formazione. E questo significa che si può iniziare a costruire un ecosistema locale forte, che guarda al futuro.
Qual è l’obiettivo finale di questo progetto?
Vogliamo che la Sardegna diventi un punto di riferimento nel Mediterraneo e in Europa per il calcolo quantistico. La nostra posizione geografica ci permette di essere un ponte tra Nord e Sud del mondo. È un’occasione unica per portare innovazione, attrarre investimenti e rafforzare il ruolo della Sardegna anche in ambito internazionale.