
Marchi famosi, slogan pubblicitari e immagini entrate nell’immaginario collettivo cambiano significato e diventano strumenti di ironia e critica sociale. È il “subvertising” di Manu Invisible, una forma d’arte che sovverte i codici della comunicazione commerciale per osservare la realtà con uno sguardo insieme divertito e provocatorio. Uno degli interventi più imponenti realizzati nel 2026 è “Mulinu Becciu”, una parete di 173 metri quadrati dipinta con spray, quarzo e smalto in viale Monastir 195, a Cagliari. L’opera collettiva, nata con gli artisti Tank, Wivur, Kyle, Frog, Louis, Kamer e Buz, si propone di trasformare simbolicamente il quartiere in “un mondo più buono”. L’ingresso della città diventa così un grande spot pubblicitario dominato dall’ironia e dagli stereotipi della vita quotidiana. Il concept è ispirato a un’idea di Dani Turn, mentre Tank, writer del quartiere, ha fatto da apripista al progetto. Manu Invisible sta vivendo quello che definisce un vero e proprio “periodo artistico”, caratterizzato da una lunga serie di interventi capaci di imitare e deformare il linguaggio dei marchi commerciali. In “Pibinko” uno dei simboli della moda e del Made in Italy viene trasformato in un manifesto dedicato alla minuzia, alla cura maniacale e all’autoironia. Con “Maldident”, invece, l’artista prende di mira la pubblicità dei prodotti per l’igiene orale: lo xilitolo lascia spazio a uno slogan onomatopeico che richiama il dolore lancinante del mal di denti, esperienza tanto spiacevole quanto universale. “Striscia l’immondizia”, comparsa in via dell’Agricoltura a Cagliari richiama un noto programma televisivo, ma l’attenzione è rivolta all’abbandono dei rifiuti e all’indifferenza di chi attraversa quotidianamente la zona. Cassette di polistirolo, buste e materiali di ogni genere diventano la paradossale cornice di quello che l’artista descrive come uno degli scorci meno romantici della città.Non manca una dimensione motivazionale.
“Sai farlo!”, con la rivisitazione del logo della patatine, rappresenta la voce interiore che si oppone all’insicurezza, al dubbio e all’invidia, difendendo ogni tentativo di riscatto, gli obiettivi raggiunti e i sogni ancora da realizzare. “Relax” ricavato nel marchio Rolex, invece, riflette sulla necessità di rallentare in un’epoca dominata dalla frenesia e dal progressivo impoverimento del tempo individuale. Con “Apperò!” Manu Invisible gioca sul non senso e sullo stupore provocato da qualcosa di inatteso. A Elmas, “Fiadora!” reinventa un’altra identità commerciale per evocare la sensazione di chi sogna una vincita milionaria, una vacanza su un’isola deserta e la possibilità, almeno per qualche momento, di non pensare più a nulla. A questa galleria di parodie appartengono anche “Pieno di Bolle”, realizzato ad Assemini, che trasforma un noto marchio di gomme da masticare in una riflessione sulle parole ripetute senza pensarci, e “piangoPÀ”, comparso a Geremeas: qui il pagamento diventa un pianto rivolto al “papi”, chiamato a intervenire con un affettuoso contributo finanziario. Il subvertising di Manu Invisible si muove così sul confine tra arte, pubblicità e provocazione. I marchi vengono resi immediatamente riconoscibili, ma basta cambiare una parola o un’immagine perché il messaggio si ribalti completamente.


