
Le piccole e medie imprese sarde continuano a fare i conti con un accesso al credito difficile e costoso. A giugno, i tassi d’interesse applicati alle PMI dell’isola hanno toccato l’11,37%, il valore più alto in Italia, mentre i prestiti sono diminuiti del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. A lanciare l’allarme è Confartigianato Sardegna, che denuncia l’assenza di segnali concreti di ripresa sul fronte del credito.
Nonostante l’allentamento della stretta monetaria da parte della BCE, gli effetti sul tessuto imprenditoriale sardo tardano a manifestarsi. I finanziamenti alle imprese con meno di 20 dipendenti sono in calo, mentre quelli destinati a realtà più strutturate crescono dell’1,6%. Il costo medio del denaro in Sardegna per tutte le imprese si attesta al 6,80%, ben oltre la media nazionale del 5,22%.
Secondo Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna, “l’elevato costo del denaro resta un freno alla competitività delle PMI. Senza credito accessibile, la crescita resta un miraggio”.
Il gap tra piccole e grandi imprese è evidente: le aziende più grandi pagano tassi medi del 6,61%, quasi la metà rispetto alle micro e piccole attività. A livello nazionale, solo la Calabria si avvicina alla Sardegna, con un TAE per le piccole imprese al 10,83%.
Nel dettaglio settoriale, le imprese sarde delle Costruzioni pagano tassi del 7,68%, le attività dei Servizi del 7,33%, mentre il Manifatturiero registra un tasso medio del 5,48%.
Con l’accesso al credito sempre più difficile, le PMI sarde si affidano in misura crescente all’autofinanziamento: l’83,2% lo utilizza come principale fonte di risorse, in crescita rispetto al 2018. Tuttavia, il 50,7% delle imprese continua a dipendere dai prestiti bancari, nonostante condizioni sempre più sfavorevoli.
Gli investimenti si orientano soprattutto verso il digitale (64,1%) e la sostenibilità (25,5%). Tuttavia, solo il 6,4% delle imprese fa ricorso a incentivi pubblici, sebbene questo dato sia comunque superiore alla media nazionale.
Il 2023 e 2024 hanno lasciato un’eredità pesante: 148 milioni di euro in extracosti per interessi, un onere che pesa in particolare su chi vuole investire. “La marginalità è ormai ridotta all’osso – afferma Meloni – e anche misure strategiche come l’ammodernamento dei processi o l’acquisto di macchinari diventano proibitive”.
Il problema, secondo Confartigianato, non è solo economico ma anche culturale: “Serve una rinnovata fiducia tra banche e imprese. Se non si inverte la rotta, le PMI sarde rischiano di perdere competitività e di restare indietro nel confronto con il resto del Paese”.


