
Il problema dell’accesso al credito per le micro e piccole imprese (PMI) è generalizzato in tutta Italia, ma si manifesta con intensità diverse a seconda del territorio. I dati più recenti confermano che, sebbene la Sardegna sia tra le aree più penalizzate, anche altre regioni – in particolare del Mezzogiorno – affrontano condizioni creditizie sfavorevoli. Il fenomeno non è isolato, ma la gravità con cui si presenta sull’Isola è nettamente superiore.
Nel marzo 2025, le PMI sarde hanno pagato un tasso annuo effettivo (TAE) dell’11,27%, il più alto d’Italia. Valori elevati si registrano anche in Calabria, Sicilia e Campania, dove i tassi oscillano tra il 9,5 e il 10%. Le regioni del Centro-Nord offrono condizioni sensibilmente migliori: la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna si mantengono tra il 7,5% e l’8%, mentre in Trentino-Alto Adige si scende attorno al 7%. Il divario tra la Sardegna e alcune regioni settentrionali supera quindi i quattro punti percentuali, un margine che incide fortemente sulla competitività delle imprese più piccole.
La contrazione dei prestiti alle PMI è un altro segnale della fragilità del tessuto produttivo. Tra giugno 2024 e giugno 2025, la Sardegna ha registrato un calo del 5% nei finanziamenti destinati alle piccole imprese, a fronte di una media nazionale del 3,4%. Anche Sicilia e Calabria mostrano percentuali simili, tutte superiori al 4%. Al Nord la situazione appare meno critica: Lombardia e Trentino, ad esempio, riportano contrazioni inferiori al 2%. Questo differenziale evidenzia una maggiore resilienza delle aree settentrionali e una progressiva emarginazione delle regioni più deboli.
Oltre ai tassi elevati e al calo dei prestiti, la Sardegna soffre anche per un altro elemento: il divario tra il costo del credito per le PMI e quello applicato alle imprese più grandi. In Sardegna, questo gap supera i 4,6 punti percentuali, un valore record in Italia. In Lombardia, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige lo scarto si attesta tra 1,4 e 2,1 punti. Questo significa che una piccola impresa sarda, a parità di condizioni economiche, paga un costo del denaro molto più alto rispetto a un’azienda di dimensioni maggiori e con sede in regioni più forti, aggravando ulteriormente le disuguaglianze territoriali.


