Curava i malati di cancro con gli ultrasuoni: annullata la condanna a 18 anni

La decisione della Cassazione riapre il dibattito
Alba Puddu

E’ stata annullata con il rinvio alla Corte d’assise d’appello la sentenza che aveva previsto la condanna a 18 anni di Alba Veronica Puddu, la dottoressa di Tertenia che ha curato pazienti affetti da tumori con metodologie alternative – come ultrasuoni o radiofrequenze. “Avevo impugnato la sentenza per l’assenza di nesso di cusalità – commenta il legale della dottoressa, Gianluca Aste- perché la sua condotta non aveva inciso sull’evento-morte”. La valutazione della responsabilità era passata dal dolo diretto con la condanna all’ergastolo in primo grado – ovvero la volontà della condotta e dei suoi effetti-, al dolo eventuale – il reo si prospetta il risultato e ne accetta il rischio- per poi arrivare alla colpa cosciente: il caso in cui l’evento è prevedibile ma nel caso di specie il medico riteneva che le cure avrebbero allungato la vita al paziente. La Cassazione ora deciso per l’annullamento con rinvio. “Attendiamo le motivazioni – ha concluso Aste-, delle quali sicuramente la Corte d’assise d’appello dovrà tenere conto.”

Oltre la sentenza, le persone.

Al di là degli aspetti giudiziari, la decisione della Cassazione riporta al centro una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica perché tocca una delle zone più fragili dell’esperienza umana: quella delle persone e delle famiglie che si confrontano con una diagnosi di tumore. In questi contesti, spesso segnati dalla paura, dall’incertezza e dalla sofferenza, il bisogno di speranza può spingere a cercare ogni possibile alternativa, anche fuori dai percorsi della medicina tradizionale. È in questo spazio di vulnerabilità che si inseriscono dinamiche complesse, dove si intrecciano la fiducia nei medici, la disperazione dei pazienti e la difficoltà di orientarsi tra informazioni scientifiche, promesse di guarigione e cure non validate. Non si tratta solo di una questione giudiziaria, ma di un problema che chiama in causa la capacità del sistema sanitario di accompagnare le persone nei momenti più difficili, offrendo non solo terapie, ma anche ascolto, chiarezza e sostegno. Mentre la ricerca continua a fare passi avanti nella lotta contro il cancro e cresce l’attenzione verso la prevenzione e gli screening, resta fondamentale rafforzare quei punti di riferimento che aiutano i cittadini a non sentirsi soli di fronte alla malattia. Per questo occorre una narrazione del quotidiano che racconti anche e soprattutto la sanità che funziona affinché si ripristini quel rapporto di fiducia paziente-medico, fondamentale per creare un contesto favorevole al percorso di cura secondo i metodi scientifici. Dare risposte credibili, percorsi certi e supporto umano alle famiglie significa anche ridurre il rischio che la disperazione diventi terreno fertile per soluzioni illusorie.

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