
“Ebbene sì, pietra tombale direi, insuscettibile di qualsivoglia ricorso.” Così Roberto Deriu, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, commenta la sentenza con cui la Corte costituzionale ha annullato la decadenza di Alessandra Todde.
Per Deriu la decisione “conferma in modo lampante” quanto i democratici sostenevano fin dall’inizio: “Non era possibile che un organo chiamato solo a verificare bollette e fatture si intromettesse tra la volontà del popolo e le sue istituzioni”.
La Consulta, con la sentenza n. 148/2025, ha dichiarato inefficace l’ordinanza del Collegio regionale di garanzia elettorale, giudicando che l’organo “ha esorbitato dai propri poteri”. Deriu interpreta il verdetto come “l’ennesimo schiaffo che la Corte costituzionale dà a questi organi, che devono capire a che cosa servono: a fare verifiche contabili, non a emettere sentenze”.
Il capogruppo del Pd rivendica la coerenza del suo partito: “Non abbiamo difeso la categoria dei consiglieri regionali, ma le prerogative dell’autonomia. E la Corte ci ha dato ragione in modo inequivocabile”.
Sull’aspetto politico, Deriu ridimensiona i toni: “Rumore lo fanno i commentatori. Dal punto di vista istituzionale, la vicenda è chiusa”. E ironizza sul clima delle ultime settimane: “Molti dovranno disfare le valigie e smontare i palchi dei comizi che avevano già montato incautamente”.
Per il capogruppo, ora è tempo di tornare al lavoro: “Non c’è mai stato un rischio reale di elezioni anticipate. Si è perso tempo, ma il Consiglio deve riprendere il suo ritmo normale. Siamo a un bivio: o costruiamo o sprechiamo”.


