
Il bitume è una sostanza che l’uomo ha imparato a sfruttare fin dalla preistoria. Le sue prime applicazioni risalgono a circa 40.000 anni fa. In origine si raccoglieva naturalmente, là dove il petrolio affiorava spontaneamente in superficie, soprattutto nelle aree della Bassa Mesopotamia. Col passare del tempo, quando le fonti più accessibili si esaurirono, si cominciò a cercarlo in profondità.
L’umanità ne scoprì presto le potenzialità: questa curiosa sostanza nera trovò impiego nei contesti più diversi, anche come rimedio medico da applicare sulla pelle per trattare alcune malattie. In tempi successivi fu persino usata come componente del temibile “Fuoco Greco”, combinata con zolfo, e impiegata dai Bizantini in guerra. Tuttavia, i suoi usi principali erano molto più pratici e diffusi.
Il bitume era largamente utilizzato come collante nelle costruzioni: legava tra loro i mattoni nei maestosi edifici di città mesopotamiche come Ur e Babilonia, ma anche in alcune architetture dell’antico Egitto, come a Tebe. Molte di queste strutture, costruite fino a 6 mila anni fa, sono giunte a noi in condizioni straordinariamente buone. La sua tenacia lo rendeva ideale per fissare decorazioni in ceramica o pietra su pareti e palazzi, e addirittura per incollare gli occhi di vetro o pietre dure alle statue.
Nell’arte antica, il bitume non fu solo un materiale funzionale, ma anche estetico. Un esempio sorprendente è il sarcofago del dignitario egizio Kha, conservato nel Museo Egizio di Torino: decorato esclusivamente con oro e nero lucente, quest’ultimo ottenuto da asfalto levigato con cura, a dimostrazione del valore anche visivo di questa sostanza.
Il bitume aveva anche un ruolo fondamentale nei riti funebri egizi: veniva utilizzato nelle mummie per garantire la conservazione del corpo, e lo si ritrovava a sigillare contenitori di cibo (grano, carne o altri alimenti) destinati ad accompagnare il defunto nel suo viaggio nell’aldilà. Da tutto ciò emerge la vera qualità primaria del bitume: la sua capacità impermeabilizzante e sigillante, che lo rende uno dei primi materiali tecnici usati dall’uomo per proteggere e conservare.
L’uso del bitume come isolante è testimoniato anche nella Bibbia, in un episodio celebre: “La donna prese un cestello di papiro, lo cosparse di bitume, vi pose dentro il bambino e lo affidò alle acque del Nilo”. Quel bambino era Mosè.
Ancora prima di lui, secondo il racconto del Diluvio Universale, l’uomo si affidò al bitume per salvare sé stesso e gli altri esseri viventi: “Costruisci un’arca di legno di cipresso, dividila in scomparti e spalma di bitume l’interno e l’esterno”.
L’acqua, elemento vitale e al tempo stesso minaccioso, è stata per millenni una sfida da domare. Il bitume ha contribuito concretamente a questa impresa: veniva usato per rendere impermeabili le barche, rendendo così più sicuri e rapidi i trasporti fluviali e marittimi, mezzi cruciali per il commercio e per la diffusione di beni e idee tra popoli.
Non solo marinai, pescatori e navigatori trassero beneficio da questa sostanza. Il bitume contribuì anche al benessere quotidiano di intere popolazioni, rendendo abitazioni più asciutte e resistenti. È un uso che, con tecnologie moderne, resta attuale ancora oggi.
In definitiva, il bitume è una risorsa naturale di straordinaria utilità. Oggi lo otteniamo dalla raffinazione del petrolio, ma la sostanza in sé è la stessa di quella raccolta decine di migliaia di anni fa. Se per millenni gli esseri umani lo hanno impiegato, commerciato, lavorato, lucidato, usato come collante, sigillante, materiale artistico e perfino come elemento decorativo nelle loro case, se hanno affidato a esso la protezione dei loro tetti e delle loro vite in mare, fino a sigillare i sarcofagi o i contenitori del cibo nell’aldilà, è perché hanno imparato a fidarsi di questa materia. Una fiducia che continua ancora oggi.


