Domani e lunedì si vota a Nuoro: il Campo largo sfida il centrodestra

Elezioni

A Nuoro si vota per scegliere il nuovo sindaco. È l’unico capoluogo sardo interessato dalla tornata elettorale di domani e lunedì, ma il significato politico della partita va oltre i confini cittadini. Dopo la lunga parentesi civica di Andrea Soddu, chiusa anzitempo e seguita da un commissariamento, tornano in campo con forza i partiti.

Il centrosinistra si presenta unito, con il Movimento 5 Stelle che guida una coalizione a sette liste attorno alla candidatura di Emiliano Fenu. Il centrodestra, meno compatto, punta sull’ex senatore Giuseppe Cucca, ex Pd, sostenuto da sei sigle, tra cui Lega, Fratelli d’Italia e Riformatori. La sfida nuorese misura gli equilibri tra centrodestra e centrosinistra anche su scala regionale, a un anno dall’insediamento della giunta guidata da Alessandra Todde.

Centrosinistra: unità formale, leadership M5S

Il centrosinistra si presenta compatto come raramente accaduto in passato, con una coalizione a sette liste che tiene insieme Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Progressisti, PSI, Alleanza Verdi-Sinistra e forze civiche locali. Il candidato sindaco, Emiliano Fenu, ex senatore pentastellato, è espressione diretta del M5s: una scelta che sancisce la centralità del partito di Conte nella nuova alleanza sarda guidata da Todde.

L’investitura di Fenu è anche un segnale: Nuoro, città d’origine della presidente della Regione, è terreno simbolico, e la vittoria del “campo largo” rafforzerebbe l’asse tra pentastellati e Pd in chiave isolana. Ma non va sottovalutata la disomogeneità interna. Alcune componenti, come i Progressisti e Liberu, esprimono sensibilità autonomiste o radicali che potrebbero divergere sui temi amministrativi concreti.

Centrodestra: coalizione articolata

Il centrodestra si presenta a Nuoro con sei liste, tra cui forze civiche e partiti come Lega, Fratelli d’Italia, Riformatori Sardi e Partito Sardo d’Azione, in parte raccolti sotto sigle diverse. Il candidato sindaco è Giuseppe Cucca, avvocato, già senatore e attuale segretario regionale di Azione. “L’ultimo dei democristiani” come ama definirsi.

La sua candidatura è il risultato di un’intesa tra soggetti appartenenti a diverse culture politiche del centro e della destra, che hanno trovato in Cucca una figura in grado di tenere insieme l’alleanza. Il suo profilo si inserisce in un contesto in cui, dopo la chiusura anticipata della stagione civica, le coalizioni tradizionali tornano a contendersi direttamente la guida della città.

Le altre candidature

Accanto alle due principali coalizioni, sono presenti anche due candidature autonome. Lisetta Bidoni, ex dirigente scolastica e sindacalista, è sostenuta dalla lista civica Progetto per Nuoro, formata da 24 candidati. La proposta si caratterizza per l’attenzione ai temi dell’inclusione sociale, della scuola e della rappresentanza femminile, con una composizione interna orientata alla società civile e al mondo del lavoro pubblico e precario.

La quarta candidatura è quella di Domenico Mele, in campo con la lista Democrazia Sovrana Popolare. La lista ha 16 candidati e propone una piattaforma incentrata sul rafforzamento delle autonomie locali e sull’istituzione di una zona franca a Nuoro, come leva per rilanciare l’economia del territorio. Il posizionamento politico richiama temi della sovranità economica e dell’opposizione a modelli economici centralizzati.

Le poste in gioco per la città e la Barbagia

A fare da sfondo alla sfida elettorale ci sono le dinamiche strutturali che attraversano Nuoro: il calo demografico, la difficoltà a trattenere competenze e popolazione giovane, la gestione dei servizi essenziali e il ruolo del capoluogo all’interno della geografia istituzionale sarda.

L’interruzione anticipata del secondo mandato di Andrea Soddu e la fase commissariale che ne è seguita hanno riaperto il confronto sul modello amministrativo della città, tra chi rivendica la stagione civica come parentesi necessaria e chi punta su un ritorno più netto ai partiti.

Le quattro candidature esprimono approcci differenti al tema della rappresentanza: due coalizioni strutturate, una lista civica autonoma e una proposta politica alternativa. Al di là dell’esito, il voto di giugno misurerà non solo i rapporti di forza tra gli schieramenti, ma anche il grado di fiducia della popolazione verso una nuova stagione amministrativa dopo anni segnati da discontinuità.

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