Due madri, una figlia e un futuro possibile: la storia di Azzurra Lai

Maria Azzurra, in dolce attesa, con la moglie, Giorgia

Maria Azzurra Lai, giornalista radiofonica e comunicatrice culturale di Cagliari, è oggi una voce riconosciuta nel panorama mediatico sardo. È conduttrice di “Un mondo di libri” su Radio Sintony, dove promuove scrittura e poesia come strumenti di introspezione e inclusività. L’impegno civile e la sensibilità sono al centro del suo lavoro: attraverso racconti e rubriche, porta la cultura nelle case e nelle comunità.

Ma il suo percorso va oltre la professione: Azzurra è parte di una famiglia arcobaleno. A inizio giugno, dopo un delicato cammino di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) iniziato presso il CRA di Barcellona, ha potuto stringere tra le braccia la sua bambina, Carlotta Raquel. Questo percorso, condiviso passo passo con la moglie Giorgia, riflette la forza delle sue convinzioni: sostenere le famiglie LGBTIQ+ nella scelta consapevole e rispettosa di diventare genitori, rompendo un tabù tuttora presente nel nostro Paese.

Azzurra, abbiamo deciso di intervistarti per poter raccontare la tua storia, perché oggi esprime qualcosa che ha peso, che parla anche per altri. E siccome sei una giornalista e ti occupi di informazione, sicuramente sai che oggi la tua vicenda rappresenta una notizia. Secondo te arriverà mai il momento in cui una storia come la tua non sarà più una notizia, ma semplicemente un fatto normale?

Lo spero con tutto il cuore. Vorrei che un giorno non ci fosse più bisogno di raccontare storie come la nostra come qualcosa di straordinario. Vorrei che fossero solo storie di vita, di amore, di famiglia, semplicemente normali. Perché due madri che amano, crescono, si impegnano non dovrebbero essere una notizia. Dovrebbe essere la norma. Quel giorno, davvero, sapremo di aver fatto un passo verso un mondo più giusto e accogliente.

Ti ricordi il momento esatto in cui avete deciso di diventare madri?

Non potevamo sapere esattamente come ci saremmo sentite nel diventare madri. Era un sogno disegnato nella mente, ma reale solo quando abbiamo iniziato a viverlo, passo dopo passo, attraverso il lungo e intenso viaggio della PMA. Ogni tappa, ogni attesa, ogni sforzo di controllo di sé era una piccola prova d’amore. Nessuno può garantirti il risultato, ma dentro di noi ardeva una luce, una speranza ora profonda. Quel 25 settembre 2024, giornata mondiale dei sogni, è stato il giorno del transfer embrionale in cui quella speranza è diventata un balcone d’amore affacciato sulla nostra bambina. Quel momento ha cristallizzato tutto: la nostra attesa, il nostro coraggio, il nostro amore.

In che modo avete scelto il percorso dell’inseminazione? E com’è stato vivere un’esperienza così intima dentro un sistema che spesso ignora o ostacola?

Abbiamo scelto il CRA di Barcellona, un luogo dove la scienza incontra l’umanità. Lì, la dottoressa Flor Molfino, una donna dalla dolce fermezza e dalla straordinaria sensibilità, ci ha guidate. La conoscevo da tempo, avevo osservato il suo lavoro con altre famiglie come la nostra, famiglie arcobaleno che avevano trovato in lei non solo una professionista ma un faro di speranza. Affidarsi a questo percorso significa consegnare i propri sogni, la propria vulnerabilità a mani sconosciute. Ma grazie a lei ci siamo sentite accolte, comprese, non solo pazienti ma donne con un desiderio profondo. Un’esperienza intima, delicata, ma anche di grande forza.

Che tipo di reazioni avete incontrato nella vostra comunità, tra amici e familiari?

Non abbiamo mai incontrato ostacoli reali. Viviamo alla luce del sole, perché non c’è nulla di anormale nell’essere semplicemente se stessi. Questa sicurezza, questa libertà di esserci senza veli, è vitale e contagiosa. Io ho sempre fondato ogni relazione sulla comunicazione, perché il confronto apre il cuore e disarma i pregiudizi. La mia intelligenza emotiva mi ha aiutata a creare legami autentici, fatti di empatia e ascolto, anche con chi all’inizio poteva avere qualche credenza limitante. Le persone hanno bisogno di vedere, di toccare con mano la vita degli altri per capire davvero. Io scelgo di condividere la mia storia, ma sempre con rispetto, perché la nostra vita è simile a quella di tante altre. Forse ho coraggio perché ho un amore così grande dentro che non riesco a vedere perché dovrebbe essere giudicato. E poi ci sono tutte quelle favole vere che l’ignoranza, il non sapere, vorrebbe mettere nell’ombra, ma noi siamo qui a raccontarle.

Quando hai capito che la vostra storia non era solo vostra?

L’ho sempre saputo, nel profondo. Quando nasce una nuova vita, non nasce solo una madre: nasce un mondo intero di persone che amano, che si emozionano, che diventano parte di quel miracolo. La condivisione è un processo sacro, un ponte che trasforma l’estraneo in famiglia, che evolve l’anima. Sentire l’empatia avvolgerti, sapere che la tua storia tocca altre vite, ti dà la consapevolezza che non siamo sole, che il nostro cammino è un viaggio collettivo. Per me, condividere è come donare un pezzo di cuore e insieme costruire qualcosa di più grande.

C’è stato un momento in cui hai pensato: “non ce la faccio più”? E se sì, cosa ti ha tenuta in piedi?

No, non ho mai pensato di non farcela, neanche quando le difficoltà sembravano insormontabili. La PMA è una maratona che mette alla prova corpo e spirito, ma abbiamo scelto di affrontarla vivendo le nostre vite piene, ricche di significato, senza farle diventare un peso. Le nostre vite personali e professionali ci hanno dato radici e ali insieme, un equilibrio che ci ha permesso di correre questa corsa senza mai perdere la speranza. La forza è arrivata dal nostro amore maiuscolo, dalla nostra complicità, dalla certezza che, qualunque cosa fosse accaduta, avremmo camminato insieme.

C’è qualcosa che oggi non perdoni più a nessuno?

Non perdono più la leggerezza con cui qualcuno può giudicare una vita che non conosce, o peggio, che ignora per paura o pregiudizio. Non perdono l’indifferenza verso chi lotta in silenzio, verso i sogni infranti e i desideri negati. Non perdono il silenzio di chi potrebbe cambiare le cose ma preferisce restare spettatore. Oggi scelgo la consapevolezza e il rispetto, e non accetto che qualcuno possa sminuire il valore di un amore, di una famiglia.

Da quando è nata questa bambina, cosa hai capito di te che prima non sapevi?

Con la nascita di nostra figlia sono nate anche due madri, due donne che si scoprono fragili e forti allo stesso tempo. Siamo sempre compagne di squadra in un gioco d’amore che ci chiede ogni giorno di scavare più in profondità nei nostri sentimenti, nella nostra sicurezza, nella nostra capacità di donare e ricevere. Siamo nate insieme a lei, come se il suo primo respiro fosse anche il nostro. Ora sappiamo di avere una forza nuova, un amore che cresce e si moltiplica, e che insieme potremo trasmettere a lei, la nostra luce più grande.

prova
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