Emergenza 118 in Sardegna, l’allarme di ANAS: “Sistema a rischio collasso”

“Servono altri 5 milioni per raddoppiare le misure compensative”

Il sistema dell’emergenza-urgenza 118 in Sardegna è in una fase di grave criticità. A lanciare l’allarme è l’Associazione Nazionale di Azione Sociale (ANAS), che in una lettera indirizzata alla presidente Alessandra Todde, all’assessore al Bilancio, alla Commissione Sanità e ai capigruppo consiliari, denuncia una situazione che “mette a rischio la continuità e l’efficacia del servizio.” Secondo ANAS, che rappresenta la maggioranza delle organizzazioni di volontariato e cooperative operative ventiquattr’ore su ventiquattro e garantisce oltre l’80% degli interventi di emergenza, la recente chiusura di alcune postazioni – come quella di Barisardo – per carenza di personale sanitario sta lasciando interi territori scoperti in caso di emergenza. A pesare sono soprattutto le difficoltà di reclutamento e il mancato riconoscimento economico degli operatori.

Le richieste

L’associazione chiede un intervento immediato già dalla prossima manovra finanziaria, con il raddoppio delle misure compensative previste dalla legge regionale 12/2025: da 5 a 10 milioni di euro l’anno. Risorse necessarie, spiega ANAS, per sostenere gli investimenti, a partire dal rinnovo delle ambulanze – circa 160 mila euro per due mezzi a postazione – e per garantire il rispetto dei contratti di lavoro. Tra le richieste anche la riduzione immediata delle équipe a due operatori adeguatamente formati, come avviene nel resto d’Italia, per evitare interruzioni del servizio, ricordando lo sforzo già compiuto durante l’emergenza Covid. Nella missiva ANAS auspica un confronto rapido e costruttivo con la Regione per scongiurare “il collasso di un servizio vitale per la salute pubblica” e garantire il diritto alla salute dei cittadini sardi.
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