Enrico Casini: la Sardegna in bicicletta, tra passione e professione

Guida cicloturistica

C’è un momento nella vita di Enrico Casini in cui la bicicletta smette di essere solo un mezzo per spostarsi e diventa qualcosa di più profondo. “All’inizio era una valvola di sfogo, un divertimento,” racconta. “Poi ho capito che poteva essere molto di più.” Il cambiamento avviene nei primi anni Duemila, quando scopre il ciclo-attivismo viaggiando per l’Europa. Osserva città in cui la bicicletta non è solo un’opzione, ma una scelta consapevole, una forma di resistenza, un modo per ridisegnare lo spazio urbano. Da questa esperienza nasce il desiderio di portare quella visione anche a Cagliari, dove contribuisce alla creazione di due realtà che ancora oggi esistono: la Ciclofucina e la Ciclofficina Popolare Sella del Diavolo, luoghi in cui la bicicletta è più di un oggetto, è cultura, socialità, partecipazione.
Ma c’è un altro passaggio fondamentale, meno legato all’attivismo e più alla vita quotidiana: la passione che diventa lavoro. Alla fine del 2010, Casini entra nel mondo del cicloturismo professionale. Inizia come meccanico, poi si occupa di logistica, fino a diventare guida. “Ho avuto la fortuna di imparare sul campo e di confrontarmi con alcuni dei nomi più importanti del settore,” racconta. È in quel momento che la bicicletta smette di essere solo una filosofia di vita per trasformarsi in una professione da costruire con esperienza e attenzione ai dettagli. Un modo per far conoscere la Sardegna attraverso la lente di un viaggio lento, immersivo e consapevole.

Sardegna su due ruote: un mestiere e una missione

Il trasferimento nel nord dell’isola, nel 2016, segna un punto di svolta: Casini intensifica la sua attività come freelance, specializzandosi nel mercato anglofono. Oggi accompagna gruppi provenienti da Stati Uniti e Canada, ma lavora anche in Corsica, Sicilia, Francia e altre destinazioni europee. Con il tempo, amplia le sue competenze diventando anche guida ambientale escursionistica affiliata alla LAGAP, arricchendo così la sua offerta oltre il cicloturismo. Oltre a condurre tour, si occupa della progettazione di itinerari e collabora come consulente per diverse agenzie, con un’idea chiara in mente: “Niente deve essere lasciato al caso. Ogni esperienza deve essere ben organizzata, sicura e memorabile.”

Il cicloturismo è in crescita ovunque. E in Sardegna?

“A livello internazionale è un mercato in forte espansione, con una proiezione di 200-250 miliardi di dollari entro il 2030. L’Italia è la seconda destinazione più ambita dopo la Francia. La Sardegna ha tutto per essere una delle mete più richieste: paesaggi incredibili, clima favorevole, strade perfette per la bici. Però abbiamo perso un’occasione. Il periodo post-Covid era il momento ideale per dare una spinta al settore, ma altre regioni italiane ci hanno battuto sul tempo.”

Cosa manca alla Sardegna per diventare una vera destinazione cicloturistica?

“Una strategia chiara. Ci sono tante iniziative, ma scollegate tra loro. Servirebbero infrastrutture migliori, una promozione più mirata, servizi adeguati. In regioni come il Trentino o l’Emilia-Romagna hanno investito sul cicloturismo in modo serio, e i risultati si vedono. Qui invece si vive ancora troppo alla giornata.”

Com’è essere guida cicloturistica in Sardegna?

“È il lavoro più bello del mondo, se ami quello che fai. Ma non è solo pedalare. Devi essere preparato, sapere gestire gli imprevisti, avere occhio per i dettagli. La gente viene qui per vivere un’esperienza, e ogni esperienza dev’essere curata al massimo.”

Nel frattempo, tu cosa fai?

“Continuo a fare quello che so fare meglio: accompagnare le persone, progettare tour, collaborare con chi lavora bene. Perché alla fine, quando pedalo con i miei ospiti tra le strade della Gallura, tra i graniti scolpiti dal vento e il mare che cambia colore con la luce del giorno, so che il mio lavoro non è solo portarli da un punto A a un punto B. È farli sentire parte di un luogo, di un’esperienza, di un modo diverso di viaggiare.”

Qual è il tuo percorso preferito in Sardegna?

Enrico sorride : “Dipende dal giorno. Una strada che ho fatto cento volte può sorprendermi di nuovo. È questo il bello della bicicletta: ti insegna a guardare il mondo con occhi diversi, ogni volta.”E con questa filosofia, ogni giorno, Enrico Casini continua a pedalare, portando con sé la passione per la sua terra e il vento della Sardegna.

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