
“Questa storia mi fa riflettere, perché il rumore rischia di fare più danni del problema stesso”. La storia è il caso Esposito e le parole sono di Jedais Capucho Neves, il mitico Jeda che tra il 2008 e il 2010 ha indossato la maglia rossoblù e che non ha mai dimenticato Cagliari. “Non conosco ogni dettaglio e non mi permetto di distribuire ragioni e torti. Ma una cosa l’ho imparata nel calcio: quando i procuratori cominciano a parlare attraverso i giornali e i toni diventano pesanti, quasi sempre il conto più caro lo paga il calciatore. Un procuratore è al servizio del giocatore. Punto.
Deve proteggerlo, consigliarlo e aiutarlo a costruire la propria carriera. Non dovrebbe diventare il protagonista della storia”, prosegue Jeda. Per l’ex calciatore, i problemi possono esistere, e società possono sbagliare, così come possono sbagliare calciatori, allenatori e procuratori. “Ma certe discussioni si affrontano guardandosi negli occhi, nelle stanze giuste. Quando tutto finisce sulla stampa, i tifosi si dividono, il club si irrigidisce e il giocatore si ritrova in mezzo a una guerra che rischia di pagare sulla propria pelle. Ed è un peccato, perché Sebastiano Esposito è un buon giocatore. Cagliari è una piazza seria, calda ed esigente. Un posto nel quale può crescere moltissimo come calciatore e soprattutto come uomo. Lo dico perché quella terra a me ha dato tanto, dentro e fuori dal campo. Spero che tutti abbassino i toni, si siedano e tornino a parlarsi. Cagliari può dare ancora molto a Sebastiano. E Sebastiano può dare molto al Cagliari. Sarebbe davvero un peccato lasciare che il rumore copra il calcio”, conclude il brasiliano.