
La vertenza Eurallumina compie un passo avanti significativo. Dal tavolo convocato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma arriva il via libera alla continuità produttiva dello stabilimento di Portovesme per altri sei mesi, grazie allo stanziamento di circa 10 milioni di euro nella legge di Bilancio. Una misura ponte, in attesa dello sblocco dei beni della proprietà russa Rusal, congelati a seguito delle sanzioni internazionali.
L’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, parla di risultato “politicamente molto importante” che evita la prospettiva di “un binario morto” per lo stabilimento. “Il Governo riconosce che questa produzione è strategica per il Paese e per la Sardegna”, ha dichiarato, ricordando che la firma del Dpcm per l’arrivo del metano nell’Isola e la disponibilità dell’esecutivo a sostenere la gestione transitoria fanno ben sperare sulla ripresa definitiva dell’attività. Cani ha però ribadito la necessità di affrontare in chiave strutturale il nodo dei costi energetici: “Da soli, come Regione, possiamo fare poco. Serve un intervento normativo nazionale.”
Soddisfazione anche dal fronte sindacale. Cgil, Cisl, Uil e le sigle di categoria Filctem, Femca e Uiltec accolgono positivamente l’impegno del Governo per la tutela occupazionale e ambientale, ma avvertono: i sei mesi di copertura non devono diventare un tempo morto. “La partita si chiuderà solo con lo sblocco delle azioni Rusal e la possibilità di avviare gli investimenti promessi”, spiegano, chiedendo chiarimenti sulle motivazioni che portano l’Italia a mantenere le restrizioni mentre altri Paesi europei non le applicano.
Dal Governo arriva una linea comune. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso definisce il risultato “non scontato” e frutto di confronto costante con azienda, Demanio e sindacati. La ministra del Lavoro Marina Calderone, ricordando la sua recente visita a Portovesme, assicura che “lo Stato resta accanto ai lavoratori e ai territori.” Il Mimit conferma l’obiettivo: lavorare insieme per una soluzione definitiva e strutturale che garantisca occupazione, continuità produttiva e sviluppo. La vertenza resta dunque aperta, ma con un orizzonte più chiaro. Sei mesi per provare a trasformare una sospensione in ripartenza: tra politica, industria e lavoratori, la prossima mossa sarà decisiva per il futuro del Sulcis.