
Filippo Berrita, 24 anni, di Cagliari, è un giovane assistente di volo da tre anni. In quest’intervista racconta la sua più grande scelta di vita, fuori dall’ordinario, che gli ha permesso di visitare 53 Paesi, toccando tutti i continenti del globo. Aneddoti e ombre di una vita in viaggio con se stesso e nel mondo.
Quando e perché hai scelto di fare l’assistente di volo?
E’ avvenuto tutto in maniera casuale, mi ha sempre appassionato il mondo dei viaggi. Stavo frequentando la triennale di economia a Cagliari e, una volta visto l’annuncio per candidarmi a Vienna, mi sono trasferito otto mesi là, facendo anche un po’ una scommessa su me stesso. Avendo fatto il liceo linguistico, con l’inglese e lo spagnolo non ho mai avuto grossi problemi. Ho avuto modo nell’esperienza a Vienna di mettere da parte l’italiano e migliorare le mie conoscenze linguistiche pregresse.
Cosa hai perso e cosa hai guadagnato con la tua professione?
Ho perso qualche amicizia che pensavo fosse importante. Non capivano che dietro il mio lavoro c’è tanto sacrificio e dedizione, oltre che tante rinunce a comfort che a molti sembrano scontati. Parlando di guadagno invece, ho conosciuto tante persone, tante culture diverse dalla nostra, oltre che aver coltivato tanti nuovi rapporti autentici in giro per il mondo.
Due pro e due contro della vita da assistente di volo
Parto dai contro. Il jet-lag continuo è duro da combattere, causa tanta stanchezza. La seconda è la maleducazione di alcuni passeggeri. Lavoro sia in economy e in business class. I pro sono sicuramente le destinazioni che visitiamo, che mi permettono di volare in tutti i continenti del mondo, oltre che il comfort degli hotel 4 o 5 stelle pagati dalla compagnia. Un altro pro sono sicuramente i colleghi che diventano amici e i rapporti che ho stretto con alcuni passeggeri e viaggiatori durante gli scali.
Come gestisci i rapporti costruiti qua in Sardegna? Il tipo di vita che hai scelto ti permette di mantenere rapporti solidi dove sei nato?
Si, riesco a gestirli con molta tranquillità. Mi piace vivere a Cagliari vicino alla mia famiglia, sono sempre stati gli unici che mi hanno supportato nelle scelte che ho preso.
Quale Paese dei 53 visitati ti ha affascinato di più e perché?
L’Asia e in particolare il sud-est asiatico. Se devo citare una meta, dico il Vietnam. Essendo un’amante dei posti verdi, mi è piaciuto molto vedere quanti paesaggi naturali ha da offrire, oltre che le persone conosciute da ogni angolo del mondo. Sono posti molto caotici e nonostante questo, ho sempre girato tranquillo. La cultura che mi ha affascinato di più invece, se devo essere sincero, è quella araba.
Un Paese che hai visitato in cui non vivresti mai
L’India. E’ un posto troppo caotico, tra clacson e persone che urlano. E’ un Paese religiosamente fanatico, oltre che avere un clima molto ballerino. Se devo pensare a una città davvero strana è Varanasi ( a nord-est del Paese), che dal punto di vista religioso è la più importante. Le donne asiatiche hanno il classico “pallino arancione” (bindi in lingua locale) che manifesta nelle donne mature il fatto che sono sposate, mentre in altri casi, in particolar modo nelle ragazze più giovani, è per manifestare il proprio credo religioso.
Durante la tua esperienza da assistente di volo, quante cose hai dovuto imparare da solo senza che qualcuno te le insegnasse?
Il rapporto con i passeggeri, dalla conversazione semplice all’educazione con il prossimo che deve essere sempre impeccabile. Un’altra cosa è il rapporto con i colleghi, soprattutto quelli più anziani, che giudicano maggiormente il tuo operato. Un’ultima cosa, è aver dovuto combattere con la solitudine e la distanza da casa.
Momento più difficile della tua carriera da assistente di volo?
Quando ho cambiato la mia vecchia compagnia e sono passato a quella attuale. E’ stato un trampolino di lancio, che mi ha permesso di andare in Paesi che, probabilmente, per lavoro non avrei mai visitato. Al momento mi sento molto appagato della scelta che ho preso e penso proseguirò per tanto tempo se mi verrà permesso.
Che obiettivi hai per il futuro?
Continuare a fare l’assistente di volo e scoprire sempre nuovi posti nel mondo. Fuori dall’aviazione, vorrei aprire un’ organizzazione no-profit che si occupi della ricerca contro il tumore o altre cause simili. Mi piacerebbe organizzare degli eventi, probabilmente mensili, che sponsorizzino la mia iniziativa. Sarebbe bello un giorno coinvolgere anche le istituzioni regionali. Desidero che le persone presenti agli eventi sposino la causa e donino quello che possono per far sì che l’organizzazione abbia una sua credibilità e identità. La beneficenza è sempre complicato sponsorizzarla, sarà mio compito renderla credibile al punto giusto.


