Gaza, firmata la tregua: Israele e Hamas accettano la prima fase del piano di pace
Reazioni contrastanti a Tel Aviv e Gaza dopo l’intesa mediata da Washington
Pace più vicina: l’esultanza a Gaza
A Tel Aviv la notizia è stata accolta con sollievo e scetticismo. Migliaia di familiari degli ostaggi si sono radunati in piazza dei Rabin chiedendo «tutti a casa, subito», ma tra i manifestanti è emersa anche la paura di un accordo che possa consolidare il potere di Hamas. Nel gabinetto di sicurezza, la frattura è evidente: i ministri ultranazionalisti Smotrich e Ben-Gvir contestano la linea di Netanyahu, accusandolo di “cedere al terrorismo”. Il premier, consapevole della pressione internazionale, ha scelto una posizione di equilibrio: «Ogni ostaggio che rientra è una vittoria, ma la sicurezza di Israele resta prioritaria».
Sul piano diplomatico, Stati Uniti, Unione Europea e Lega Araba definiscono l’accordo un “passo necessario ma fragile”. A Gerusalemme, il presidente Herzog invita alla “responsabilità storica” e i capi dell’esercito sottolineano che “nessuna pace regge senza garanzie di sicurezza”. Il prossimo test sarà la seconda fase del piano, che dovrà definire chi controllerà Gaza dopo il ritiro israeliano.