Il mare supera i 27 gradi, la terra tocca i 40: clima impazzito sull’Isola

Mare caldissimo, temperature sopra la media. In foto, un tratto di costa di San Teodoro.

C’è un caldo che arriva dal cielo, e un altro che sale dal mare. In questi giorni la Sardegna è stretta in una doppia morsa: l’anticiclone africano brucia la terra, mentre il Mediterraneo, insolitamente caldo, registra temperature di superficie fino a 27 gradi, ben oltre la media stagionale.

Il caldo arriva da ogni direzione. Dal cielo, con l’anticiclone africano che spinge i termometri oltre i 40 gradi. E dal mare, dove l’acqua ha ormai raggiunto i 27 gradi lungo le coste sarde, con anomalie termiche di oltre 4 gradi rispetto alla media storica.

Secondo i dati diffusi da Copernicus e confermati dai principali centri meteo europei, il Mediterraneo occidentale si sta surriscaldando in modo anomalo. È un’ondata di calore marina vera e propria, che altera gli equilibri degli ecosistemi, mina la biodiversità e aumenta il rischio di eventi atmosferici estremi.

Incendi e solleone

Nel frattempo, la Sardegna è diventata la regione più calda d’Europa in questo inizio d’estate. Le zone interne — dal Nuorese al Goceano, fino al Campidano — registrano da giorni temperature sopra i 40  gradi, e il vento di maestrale, anziché portare refrigerio, contribuisce a rendere l’aria ancora più secca e infiammabile. La Protezione Civile regionale ha lanciato l’allerta per rischio incendi, con vasti territori classificati in fascia arancione. E infatti anche oggi la terra sarda brucia con roghi sparsi in tutta l’isola.

È una doppia emergenza climatica che non concede tregua: l’atmosfera surriscaldata dalla terra e il mare che trattiene e amplifica il calore. In questo scenario, ogni equilibrio si fa più fragile. E con un’estate appena cominciata, l’eccezionalità di oggi rischia di diventare la regola di domani.

Il mare bollente: le conseguenze

Un Mediterraneo così caldo non è solo un’anomalia stagionale: è un campanello d’allarme climatico. La scienza prevede effetti gravi e a catena. L’aumento della temperatura superficiale altera le correnti marine, impoverisce l’ossigeno disciolto in acqua e favorisce la proliferazione di alghe tossiche e specie invasive tropicali che stanno già sostituendo quelle autoctone. Si indebolisce la pesca tradizionale, crolla la biodiversità, aumentano le malattie negli organismi marini. Non solo: un mare così caldo rilascia più vapore, che può alimentare temporali violenti e alluvioni lampo quando l’aria si rinfresca. In breve, un Mediterraneo surriscaldato significa ecosistemi più fragili, economia costiera più esposta e rischio climatico più alto.

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